Europa, Aldo Moro e Peppino Impastato cosa li tiene insieme?
Provo a dirlo con parole non mie, ma adoperando, inaudita altera parte, quelle della dott.ssa Luparello, G.I.P. a Caltanissetta: la giudice che per due volte ha bocciato la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Caltanissetta guidata dal dott. De Luca, relativa al filone di indagine sulla così detta “pista nera” come causale della strage di Via D’Amelio del 19 Luglio 1992.
Le righe che seguono stanno nella ordinanza con la quale la GIP Luparello aveva disposto per la seconda volta la continuazione delle indagini, scatenando una reazione inaudita da parte della Procura medesima che impugnato l’ordinanza davanti alla Corte di Cassazione per presunta “abnormità” dell’atto.
Recentemente la Cassazione ha respinto il ricorso e quindi la Procura dovrà dare seguito a quanto ordinato dalla GIP. Meditare su quanto segue credo possa essere utile a comprendere tanto in quale contesto di reti criminali, mafiose, terroristiche, eversive ed istituzionali, si collochino le tragiche vicende di Moro ed Impastato, quanto l’urgenza di fare della pallida Unione Europea una vera Repubblica federale fondata su uguali diritti, uguali doveri e l’intransigente tutela dei diritti umani universali. Il lettore tenga presente che il motivo della ordinanza è la ricerca della verità sulla strage “mafiosa” che causò la morte di Paolo Borsellino e di cinque agenti della sua scorta: Manuela Loi, Eddie Cosina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina.


