l partito di appartenenza, in questo caso, ha rappresentato una variabile che non è stata d’ostacolo: «Il governo italiano ha deciso di candidare Maurizio Martina alla guida della Fao». Ad annunciarlo, in un punto stampa congiunto a Bruxelles, ci hanno pensato il vicepremier Antonio Tajani (Forza Italia) e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (FdI). «Al Consiglio Agrifish presenteremo la sua candidatura», continua Lollobrigida, mettendo in conto che probabilmente ne arriveranno delle altre. «Noi chiederemo una posizione unitaria dell’Europa rispetto ad altre posizioni, altrettanto autorevoli, di altri esponenti a livello mondiale. Ma crediamo che Martina abbia ben rappresentato l’Italia».
Alla luce del ruolo di vicedirettore generale della Fao (acronimo di Food and Agriculture Organization, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), che Maurizio Martina ricopre ormai da cinque anni. E cioè da quando aveva affidato ai social l’annuncio del proprio abbandono delle «responsabilità politiche e istituzionali nazionali». La guida della Fao è, ad oggi, affidata al cinese Qu Dongyu, il cui mandato terminerà il 31 luglio del 2027. «In questi anni ho cercato di fare il meglio per servire il mandato speciale di questa grande organizzazione tecnica multilaterale e tutti i suoi paesi membri», afferma Martina in una nota in cui ringrazia il governo, il vicepremier Tajani e il ministro Lollobrigida per la candidatura. «Inizia ora un lungo e appassionante percorso di confronto e l’unità europea — aggiunge Martina — sarà una condizione decisiva per offrire a tutti, globalmente, una forte prospettiva al passo con le enormi sfide che siamo chiamati ad affrontare sui temi della sicurezza alimentare e della lotta alla fame, che purtroppo ancora colpiscono ogni giorno milioni di persone ovunque nel mondo».
Martina, 47 anni, di Mornico, una ventina d’anni fa fu l’ultimo segretario provinciale dei Ds. Da lì, il passaggio alla segreteria regionale del neonato Pd e a un seggio in Consiglio regionale. Altro salto di qualità nel 2013, quando Enrico Letta lo vuole sottosegretario all’Agricoltura nel suo governo. Nel 2014, viene promosso ministro dell’Agricoltura sotto il governo Renzi, incarico che manterrà anche dopo le dimissioni di Renzi e fino al 2018, con il premier Paolo Gentiloni. Nelle vesti di ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina ospita a Bergamo il vertice del G7 sull’agricoltura nel 2017. Quello stesso anno, in occasione delle primarie del Pd, sostiene la mozione del segretario uscente Renzi, venendo nominato vicesegretario nazionale del Pd. Alle elezioni politiche del 2019, Martina viene eletto per la prima volta alla Camera e, dopo le dimissioni di Renzi, diventa segretario nazionale del Partito Democratico, che traghetterà verso le primarie del 2019, dove arriverà secondo alle spalle del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.
La candidatura di Martina ha raccolto un plauso bipartisan. La segretaria del Pd Elly Schlein la giudica «una straordinaria opportunità per l’Italia. Martina è persona stimata, che ha maturato esperienze internazionali e dimostrato capacità di visione e di governo». Dalla Lega, sostegno a Martina arriva dal vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio: «Sono stato il suo successore al ministero dell’Agricoltura e ho avuto modo di apprezzarne il lavoro». Critico, invece, Paolo Grimoldi, segretario federale del Patto per il Nord, che attacca il centrodestra: «Il messaggio che manda ai suoi elettori è che sulle poltrone di peso le differenze si annullano e si può fare l’inciucio».
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