Europa, Aldo Moro e Peppino Impastato cosa li tiene insieme?
Provo a dirlo con parole non mie, ma adoperando, inaudita altera parte, quelle della dott.ssa Luparello, G.I.P. a Caltanissetta: la giudice che per due volte ha bocciato la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Caltanissetta guidata dal dott. De Luca, relativa al filone di indagine sulla così detta “pista nera” come causale della strage di Via D’Amelio del 19 Luglio 1992.
Le righe che seguono stanno nella ordinanza con la quale la GIP Luparello aveva disposto per la seconda volta la continuazione delle indagini, scatenando una reazione inaudita da parte della Procura medesima che impugnato l’ordinanza davanti alla Corte di Cassazione per presunta “abnormità” dell’atto.
Recentemente la Cassazione ha respinto il ricorso e quindi la Procura dovrà dare seguito a quanto ordinato dalla GIP. Meditare su quanto segue credo possa essere utile a comprendere tanto in quale contesto di reti criminali, mafiose, terroristiche, eversive ed istituzionali, si collochino le tragiche vicende di Moro ed Impastato, quanto l’urgenza di fare della pallida Unione Europea una vera Repubblica federale fondata su uguali diritti, uguali doveri e l’intransigente tutela dei diritti umani universali. Il lettore tenga presente che il motivo della ordinanza è la ricerca della verità sulla strage “mafiosa” che causò la morte di Paolo Borsellino e di cinque agenti della sua scorta: Manuela Loi, Eddie Cosina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina.
Il compromesso storico, auspicato tra la DC di Aldo Moro ed il PCI di Enrico Berlinguer, costituiva infrazione dello status quo ante filo-americano, creando astrattamente le premesse per un intervento conforme alla Direttiva Westmoreland. Lo scenario reattivo che ne seguì fu costituito dal sequestro e dalla uccisione, nel 1978, di Aldo Moro, che – non può essere sottaciuto – durante la sua prigionia fu segregato in un immobile romano di Via Gradoli, facente capo ad una società (FIDREV) che, per conto dei Servizi Segreti (in particolare del SISDE), gestiva il compendio militare della predetta via, nonché gli immobili dove in seguito alloggiarono soggetti riconducibili alla banda della Magliana (Claudio Bracci ed altri) ed ai NAR, tra i quali Francesca Mambro e Gilberto Cavallini (cfr. Sentenza Cavallini). Gli stessi terroristi di destra, gravitanti (così come quelli dell’opposto estremismo di sinistra) nella medesima via Gradoli in cui i servizi segreti detenevano i propri cespiti immobiliari, si rendevano due anni dopo protagonisti della strage di Bologna, incassando la immediata copertura proprio degli appartenenti ai Servizi Segreti, i cui vertici erano tutti iscritti alla loggia massonica P2 di Licio Gelli, che finanziò l’eccidio nell’area ferroviaria”.
E’ soltanto il caso di ricordare che i mafiosi che ammazzarono Peppino poterono contare sulla copertura depistante di ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, che ritroveremo ormai in posizione di vertice tra i protagonisti della stagione oscura delle stragi del ’92 e del ’93. W l’Europa federale perché, usando questa volta le parole di Paolo Borsellino, “Non c’è più tempo”!
Tratto da: Articolo 21
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