In Italia tra i 25 e i 34 anni i laureati sono meno di uno su 3, la percentuale è del 31% (siamo penultimi in Europa)
Siamo formidabili come Paese. Conosciamo a menadito i nostri difetti, ma guai a metterci mano. Non passa cena o incontro al lavoro o con gli amici che non si discuta di quanti pochi figli, pochi giovani (e quei pochi se ne vanno pure) ci siano in Italia. Anzi. Il lamento successivo è: li prepariamo, spendiamo un sacco di soldi e se ne vanno anche. La verità è che li prepariamo poco. E forse anche per questo se ne vanno quelli che riescono a prendere una laurea visto quanto poco vengono pagati e valorizzati in Italia. Ma fermiamoci alle lauree per capire quanto siamo buoni a parlare e poco a fare.
Nel 2021, dei giovani che si diplomavano, solo uno su due decideva di proseguire gli studi. In Francia, c’era il Covid anche lì, erano 3 su quattro. In Spagna il 68%. Veniamo al 2025, se nel 2021 la percentuale era del 51,4%, 4 anni dopo era salita sì, ma dello 0,6%, fonte Istat.
In Francia siamo sempre a 3 su 4, in Spagna dal 68% si è saliti al 72% avvicinandosi al 75 francese. E tanto per capire quanto ci interessano i giovani e la loro crescita culturale e quindi anche professionale, tra i 25 e i 34 anni i laureati sono meno di uno su 3, la percentuale è del 31% (siamo penultimi in Europa) , in Francia uno su due e lo stesso in Spagna. Invece di discutere di quanti pochi giovani e figli facciamo, impariamo ad occuparcene prima. In fondo basta copiare.
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