martedì 8 settembre 2026

LA FILOSOFIA DI AfD. AMOROSI A., L’AfD ha un ideologo che pochi conoscono, è nato in Italia ed ha cittadinanza italiana: ecco il filosofo che ha dato una teoria al partito emergente tedesco, IL GIORNALE D'ITALIA, 8.09.2026

 Si chiama Marc Jongen lo studioso che ha deciso di dare un lessico filosofico, una teoria della società e una giustificazione culturale, all’AfD. Uno dei principali ideologi della formazione tedesca è nato nel 1968 a Merano, ed ha vissuto in Alto Adige. Jongen ha studiato filosofia, indologia, storia, germanistica ed economia. Ma il passaggio decisivo della sua formazione arriva a Karlsruhe, alla Hochschule für Gestaltung, dove dal 2003 lavora come collaboratore scientifico e assistente personale di Peter Sloterdijk, filosofo tra i più noti della Germania contemporanea, con cui ha svolto attività accademiche.

Da IL CORRIERE DELLA SERA ON LINE, 8.09.2026



Da Sloterdijk. che poi ne criticherà la scelta di adesione all’AfD, Jorgen prende le parole chiave come Thymos. Il termine greco indica una dimensione dell’animo legata all’orgoglio, al coraggio, alla collera e alla ricerca di riconoscimento. Jongen sostiene che la Germania soffra di una sorta di “carenza timotica”: una società troppo remissiva, incapace di difendere i propri interessi e la propria identità. La politica dovrebbe dunque restituire energia, orgoglio e capacità di conflitto alla nazione. Da non confondere con il classico nazionalismo novecentesco: l’AfD vuole meno potere allo Stato, l’istruzione non come direttiva calata dall’alto da un ente centrale.

Senza un pensiero filosofico profondo non c’è politica. Non siamo quindi nell’Italia degli ultimi decenni, dove la maggioranza dei partiti ha difficoltà a declinare in modo intellettuale anche la propria sete di potere e affari.

L’immigrazione non rappresenta per Jongen solo una questione economica o amministrativa. Diventa una questione di identità, appartenenza e continuità culturale. La nazione acquista così una veste filosofica: lo Stato nazionale torna a rappresentare il luogo nel quale una comunità riconosce se stessa e difende la propria identità. L’Europa sovranazionale, al contrario, appare come uno spazio che ha smarrito quella forza collettiva o forse non l’ha mai avuta.

Jongen parla quindi di una “psicopolitica”: la politica deve intervenire anche sulla disposizione interiore di una società. Non basta costruire istituzioni; occorre ricostruire un sentimento nazionale. Da qui il richiamo alla fierezza, alla volontà di difesa e alla capacità di reagire, trasformando la protesta in una visione del mondo. Esisterebbe una crisi più profonda della capacità della società tedesca di affermare se stessa.

La sua visione trova spazio nell’AfD, dove entra nel 2013 e assume incarichi nella struttura del partito e nella commissione programmatica. In Baden-Württemberg diventa dirigente e lavora alla costruzione culturale della linea politica, fornendo all’AfD una grammatica intellettuale capace di parlare di nazione, cultura, immigrazione, identità e sovranità con un linguaggio non passatista.

Il legame con Sloterdijk, però, si rompe. Il maestro ne prende le distanze e gli suggerisce di dedicarsi alla carriera accademica. Negli anni successivi il distacco diventa ancora più netto: Sloterdijk nega una comunanza politica con Jongen e contesta anche l’interpretazione che il suo ex assistente dà del concetto di Thymos.

La storia di Jongen resta però significativa proprio per questo paradosso. Un filosofo formato nell’ambiente di uno dei più importanti pensatori tedeschi contemporanei porta alcune categorie filosofiche dentro una formazione radicale europea. Jongen ha trasformato il Thymos in una parola d’ordine politica: meno rassegnazione, più orgoglio; meno cosmopolitismo, più nazione; meno fiducia nel progresso come destino, più difesa della propria identità. Lo sviluppo non garantisce migliori condizioni di vita. Jorgen critica l'idea che la storia procederebbe necessariamente verso maggiore apertura, multiculturalismo e superamento delle identità nazionali. Propone invece una “rinnovazione spirituale” attraverso il ritorno alle origini.

Il suo contributo all’AfD sta soprattutto qui: trasformare il risentimento in teoria politica e la reazione identitaria in una battaglia culturale. Non soltanto voti ma una filosofia profonda che li alimenta e contro tutto ciò che attualmente è dominante. Per questo motivo il suo peso è superiore alla notorietà pubblica. Anche se per Peter Sloterdijk l’Afd è “un'accozzaglia di spacconi, gradassi senza risposte".

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