sabato 12 aprile 2025

DECOLONIZZARCI DAGLI USA. AMBROSI E., Dobbiamo decolonizzarci dagli Usa: quella libertà e quell’immaginario sono falsi e dannosi, IL FATTO, 12.04.2025

 In questo momento geopolitico convulso e tragico, c’è qualcosa che potremmo iniziare a fare per la nostra salute mentale e quella del pianeta: decolonizzare il nostro immaginario legato agli Stati Uniti, con il quale siamo cresciuti, una sorta di controcanto ideale alla nostra totale dipendenza sul piano militare.



giovedì 10 aprile 2025

EFFETTI COLLATERALI DELLA GLOBALIZZAZIONE. FARAONI D. N. Gli inventori della globalizzazione ora la affossano perché hanno perso il controllo: seguirli è un suicidio, IL FATTO, 9.04.2025

 Sulla crisi dei dazi aperta da D. Trump, nessuno si è chiesto perché gli inventori della globalizzazione economica hanno deciso di affossarla. Semplicemente perché ne hanno perso il controllo. Cina, Russia, i Brics hanno occupato fette di mercato sempre più grandi. Sempre più velocemente i mercati internazionali si stanno liberando del monstre debito pubblico Usa. Si scambia sempre meno in dollari. La fiducia su cui si basa Wall Street è calata e gli esperti finanziari sanno che la crescita non è perpetua come qualcuno vuol far credere agli investitori, neanche la creazione di conflitti basta più per contenere i concorrenti imperialisti; inoltre le guerre sono costose. Trump non è un pazzo, è senz’altro un pessimo attore, ma la strategia dei dazi fa parte di un piano descritto nel Manuale per una ristrutturazione del sistema globale del commercio scritto da Stephen Miran.

MOVIMENTI PROTESTE DISSENSO SENZA RIVOLUZIONE. SANTUCCI L. Il fallimento delle proteste dell’ultimo decennio: «È possibile essere nel giusto ma venire tragicamente ignorati», DOMANI, 9.04.2025

Nel suo ultimo libro Se noi bruciamo. Dieci anni di rivolte senza rivoluzioni” (Einaudi) il giornalista Vincent Bevins ha ripercorso quanto accaduto in giro per il mondo tra il 2010 e il 2020, interrogandosi su cosa non abbia funzionato e sul perché gli obiettivi prefissati non sono stati raggiunti



 Come è possibile che il decennio più partecipato di sempre in termini di proteste abbia portato pochi o nulli cambiamenti nella società? È quello che il giornalista statunitense Vincent Bevins ha provato a chiedersi nel suo ultimo libro Se noi bruciamo. Dieci anni di rivolte senza rivoluzioni, edito da Einaudi, raccontando i vari movimenti che, tra il 2010 e il 2020, sono nati in giro per il mondo. Dal Brasile a Hong Kong, dal Cile alla Turchia, passando naturalmente per le primavere arabe. Eventi che hanno caratterizzato la storia nazionale, incapaci però di raggiungere gli obiettivi che si erano prefissati.

domenica 6 aprile 2025

EUROPA IN CRISI. UN SONDAGGIO RECENTE. EUROBAROMETRO. Internazionale, 4/10 aprile 2025

 


Da Internazionale, 4/10 aprile 2025
Fonte dei dati

The survey shows that Europeans have high expectations from the EU in its role to protect them against global challenges and security risks. Large majorities are looking for an EU that protects them by focussing on security, defence, and the economy. There is wide agreement among EU citizens that EU Member States should be more united to face current global challenges and that the European Union needs more means to deal with the challenges ahead. Citizens are also increasingly aware of the benefits that come with EU membership and see a more important role for the European Parliament. The impacts of inflation and rising cost of living are a major concern, with significant shares of EU citizens expecting their living standards to decrease in the coming years.

MANIFESTAZIONE CONTRO IL RIARMO DEL 5 APRILE. LA POLEMICA SULLA TESLA DEI FRATOIANNI. CORRIERE DELLA SERA, 5.04.2025

 




SINISTRA AL BIVIO. UN SAGGIO DI A. HONNETH. , MICROMEGA, 1, 2025

 Parlare di un’“unica” sinistra è stato da sempre altamente problematico. Fin dai tempi di Marx ed Engels, coloro che, in quanto rappresentanti del proletariato, si sono impegnati per un superamento dei rapporti di lavoro capitalistici, si sono frammentati in tanti gruppi quante sono le interpretazioni alternative dei mezzi adeguati a un tale superamento. […]. Tutte queste controversie, in ogni caso, sono state oscurate dal problema ancor più grave e sostanziale dell’obiettivo normativo che avrebbe giustificato in generale la necessità di un tale superamento dei rapporti di lavoro capitalistici. Si trattava di migliorare la condizione delle masse lavoratrici, così da renderle materialmente uguali agli altri strati della popolazione, oppure l’obiettivo consisteva nel rendere ciascuna persona capace dell’esercizio della propria libertà?

venerdì 4 aprile 2025

CRISI DELLA DEMOCRAZIA. UN SAGGIO DI M. SANDEL. BELLUSCI F., Democrazia in pericolo: Harvard ‘chiama’ Aristotele, DOPPIOZERO, 20.01.2025

 Il 18 marzo 1968, in occasione della sua candidatura alle elezioni presidenziali americane, Bob Kennedy tiene un discorso memorabile all’università del Kansas. A un certo punto dichiara: “Anche se c’impegniamo per cancellare la povertà materiale, abbiamo di fronte un altro compito ancora più grande, ed è quello di occuparci della povertà di soddisfazione – negli scopi e nella dignità – da cui siamo afflitti. Con troppa insistenza e troppo a lungo sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulare cose materiali”. A distanza di poco più di mezzo secolo, la tensione morale e civica di quel discorso, il perspicace esame in esso compiuto delle conseguenze civiche della politica economica, può essere particolarmente illuminante per descrivere e comprendere le ragioni profonde del malessere che attanaglia l’attuale società democratica americana, culminato nel drammatico assalto a Capitol Hill, ma anche le democrazie europee, su cui si allunga l’ombra di un’estrema destra autoritaria, xenofoba e razzista in ascesa. Se le democrazie nascenti avevano democratizzato l’aspirazione all’affermazione di sé e all’emancipazione, le democrazie mature sembrano democratizzare proprio l’insoddisfazione.