martedì 13 gennaio 2026

IRAN IN GUERRA CIVILE. REDAZIONE, Iran International: "Dodicimila morti nelle proteste". Trump: “Aiuto in arrivo”. L'Onu: inorriditi, LA STAMPA, 13.01.2026

 «Almeno 12mila persone, molte under 30, sono state uccise nelle proteste in Iran». A scriverlo è Iran International, in quello che la testata di opposizione basata a Londra definisce «il più grande massacro nella storia contemporanea dell'Iran». La stima del comitato editoriale di Iran International si basa «su un'analisi esclusiva di fonti e dati medici» fatta su un'analisi in più fasi di notizie da più fonti, «tra cui una vicina al Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale». Per discutere della situazione, venerdì si riunirà il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.


I numeri sono diversi per il regime. Un funzionario iraniano ha riferito invece alla Reuters che sono circa 2mila le persone uccise durante le proteste in corso dal 28 dicembre scoppiate a causa della crisi economica. Il funzionario ha attribuito la responsabilità della morte dei civili e delle forze di sicurezza ai «terroristi».

Le ultime stime dell'ong statunitense Human Rights Activists News Agency riferivano di almeno 646 vittime, ma il blackout di internet che da giorni colpisce il Paese rende difficile ottenere dati completi e verificare in modo indipendente le informazioni. Per il New York Times. che cita alcune autorità iraniane, le vittime sarebbero circa 3mila.

L’Onu ha duramente condannato la repressione. L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha detto di essere «inorridito»: «L'uccisione di manifestanti pacifici deve cessare ed è inaccettabile etichettare i manifestanti come “terroristi” per giustificare la violenza contro di loro».

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz: «Quando un regime si mantiene al potere soltanto con la violenza è di fatto alla fine. Io ritengo che stiamo assistendo alle ultime giornale e alle ultime settimane di questo regime».

«Il crescente numero di vittime in Iran è terrificante. Condanno inequivocabilmente l'uso eccessivo della forza e le continue restrizioni della libertà. L'Unione Europea ha già inserito l'intero Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nel suo regime di sanzioni sui diritti umani. In stretta collaborazione con l'Alta rappresentante dell'Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, saranno rapidamente proposte ulteriori sanzioni ai responsabili della repressione». E’ il messaggio che scrive su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. «Siamo al fianco del popolo iraniano che marcia coraggiosamente per la propria libertà», aggiunge.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani nella sua informativa in Senato sugli sviluppi in Venezuela ha detto che «La repressione di questi giorni in Iran contro i manifestanti è assolutamente inaccettabile», rivendicando che «il valore della libertà è il presupposto della nostra azione di governo». «Quella libertà per la quale, non posso non ricordarlo, in questi giorni le donne e gli uomini dell'Iran si stanno battendo nelle strade e nelle piazze, pagando un altissimo prezzo di sangue, di sofferenze, di carcerazioni, probabilmente di torture», scandisce Tajani, che esorta il regime a cessare «l'uso della pena di morte contro gli oppositori pacifici». Poi il ministro ha convocato alla Farnesina l’ambasciatore iraniano in Italia.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, si è invece scagliata contro gli Usa. «Le minacce di Washington di lanciare nuovi attacchi militari contro l'Iran sono categoricamente inaccettabili», ha detto. La Russia, aggiunge Zakharova, respinge categoricamente i tentativi sfacciati di «ricattare i partner stranieri dell'Iran aumentando i dazi commerciali». E punta il dito contro eventuali nuovi attacchi a Teheran: «Chi intende usare disordini di matrice straniera come pretesto per ripetere l'aggressione contro l'Iran commessa nel giugno 2025 deve essere consapevole delle terribili conseguenze di tali azioni per la situazione in Medioriente e per la sicurezza internazionale globale».

Intanto gli Stati Uniti stanno lavorando al dopo-proteste. L'inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff, ha incontrato segretamente nel weekend Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo shah di Persia che vive da decenni negli Stati Uniti, per discutere delle proteste in corso in Iran. Lo scrive Axios, citando una fonte dell'amministrazione americana.

E Rubio ha dichiarato che in questa fase Donald Trump sta valutando risposte non militari a sostegno dei manifestanti in Iran. Mentre il presidente incoraggia gli iraniani a portare avanti la loro battaglia: «Continuate le proteste, prendete il controllo delle istituzioni se potete. Anche un solo morto è troppo», ha sottolineato, «annotatevi i nomi dei responsabili perché pagheranno un prezzo caro». Il presidente ha confermato di avere cancellato tutti gli incontri con gli iraniani e ricordato di avere imposto sanzioni a chiunque fa affari con loro. «Rendete l'Iran grande di nuovo», ha esortato.

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