venerdì 20 marzo 2026

LA CLASSE OPERAIA VA AL BAGNO. CHETTA A. Quella tribuna politica nei «cessi di Mirafiori», tra Agnelli, Cipputi e Almirante: lo storico reportage di un operaio Fiat, CORRIERE.IT, 18.03.2026

 Scritte, «graffiti» e caricature nelle toilette dello stabilimento torinese raccolte nel libro di Pietro Perotti che nel 1985 decise di «far reagire i rassegnati» provocando i compagni di fabbrica con frasi su politica e società






S'intitola in modo secco e dannato «I cessi di Mirafiori» un formidabile libretto firmato da Pietro Perotti, ex operaio Fiat, e ora pubblicato da Viaindustriae e Compulsive Archive, a cura di Franco Berteni e Davide Tidoni. In breve, una carrellata di foto delle scritte e dei disegni visibili nei bagni dello stabilimento torinese della Fiat a metà anni 80. Un progetto non certo solo documentale o, peggio, estetizzante, bensì politico a tutto tondo.


Nel riflusso degli anni 80 

Si parte dall'occhiello in copertina «azioni e fotografie», che racchiude il senso. Perotti, classe '39, è novarese di Ghemme; la stessa provincia piemontese che ha ospitato il set di La classe operaia va in paradiso, con Gian Maria Volonté che impersonifica il cottimista Massa, nome-simbolo.
In pien0 «riflusso» dopo gli anni dell'ultimo grande braccio di ferro sindacale, l'autore del libro si rende conto che molti compagni di fabbrica sono preda del disincanto e per destarli dal torpore decide di comporre frasi nei «cessi» dei vari reparti, lì dove il controllo ancora non arriva. Suo scopo è provocare una risposta, ironica o di rabbia. Insomma, un pensiero su fatti del mondo politico, sociale, economico che per un momento cancellino il chiuso individualismo a cui costringono i tempi.

Il reportage

 «Ho cercato di far reagire i rassegnati», scrive nelle pagine anche in inglese dedicate alla genesi dell'azione-reportage, avvenuta ormai 40 anni fa. Il risultato è pressoché immediato: in tanti sin da subito iniziano a ribattere con sagacia o in aperto contraddittorio a quelle frasi, che siano estemporanee («La tuta si lava i polmoni no!») o riprese da slogan politici; accade così anche per le caricature riprese da Forattini e altri vignettisti (da Almirante, segretario dell'Msi, a papa Wojtyła), oltre agli adesivi con Gianni Agnelli o la silhouette di Marx.

Due fasi (complicate)

L'impresa comincia al reparto presse e prevede due fasi - le scritte e poi le foto -; sembra semplice ma non lo è affatto. «Faccio una piantina per localizzare i cessi che ci sono a Mirafiori - racconta - divisi per settori e officine. Segno quelli che prendono luce dai lucernari al mattino dato che non poso usare il flash perché potrei essere notato. Attrezzo la tuta da lavoro con tasche interne supplementari» per contenere il materiale da «graffito» e l'ingombrante macchina fotografica analogica, altro che iPhone. 
La documentazione è complicata perché gli spazi sono angusti, la messa a fuoco non sempre centrata, e non ultimo il nostro teme di farsi scoprire dai guardiani ribattezzati guardioni «perché oltre alla guardia facevano anche i guardoni quando passavano a controllare». Per fare foto Perotti deve aspettare l'arrivo dello sciacquone, che lavora in automatico ogni tot minuti, in modo che il rumore dell'acqua possa coprire il doppio clic dell'otturatore della fotocamera. 

I «guardioni»

Tutti i giorni per tre mesi l'autore entra ed esce dalla fabbrica rischiando le perquisizioni dei guardioni ai cancelli. «Poi ripasso un giorno e trovo che hanno messo quei bagni fuori uso», segno che l'azienda non vede di buon occhio quell'improvvisato festival del graffito. Inoltre al reparto Meccanica 1 trova scritto a biro «Quello che scrive con il pennarello faccia attenzione che è pedinato». Sospende per un po' prima di riprendere, buttandola anche sul poetico citando Prévert «Sulla porta dell'officina / d'improvviso si ferma l'operaio / la bella giornata l'ha tirato per la giacca...». Marxisticamente, seda anche i diverbi Nord-Sud quando aggiunge «Le divisioni servono solo ai padroni» alla faida da piastrelle che contrappone l'invettiva «Piemontesi bastardi» a «Napoletani cornuti».

L'incontro da Camera

Il racconto che intervalla le immagini è stato scritto in origine, metà anni 80, su fogli sparsi. Quelle memorie sono state trascritte e «montate» per questa pubblicazione dai curatori, d'accordo con l'autore. L'importante corredo iconografico è stato notato da chi se ne intende ossia i gestori di Camera - Centro italiano per la fotografia di Torino, che hanno organizzato un evento ad hoc.

Addio Fiat

Dopo tante battaglie - era in fabbrica dal '69 -, Perotti decide di dismettere la tuta blu nel 1985. «La mia scelta di venire in Fiat era stata una scelta politica e così quella di andarmene; esco dalla Fiat ma non dalla lotta». La stessa che riverbera ancora oggi, a condizioni del tutto diverse, dalle immagini parlanti de «I cessi di Mirafiori».

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