na delle tracce di testo argomentativo (B3) affronta il tema delle “Frontiere”. Dieci giorni fa era in Italia, a Pistoia invitato dalla Fondazione “Francis Bacon. Centro di storia e filosofia delle scienze e della cultura” a presentare il suo libro sul fallimento della scuola. Oggi Frank Furedi si ritrova tra le tracce della prima prova della Maturità 2026, stavolta con un testo diverso: I confini contano. Perché l'umanità deve riscoprire l'arte di tracciare frontiere. Furedi è un sociologo ungherese naturalizzato britannico. Dal 2021 dirige il centro di Bruxelles del Mathias Corvinus Collegium, think tank finanziato da istituzioni vicine al governo di Viktor Orbán. La sua filosofia sui confini non è geografica in senso stretto: argomenta che l'abbattimento indiscriminato di ogni limite -morale, culturale, generazionale -non produce libertà, ma disorientamento. Senza confini, dice, l'individuo perde le coordinate per stare nel mondo. È una tesi che nel dibattito europeo viene spesso associata all'area conservatrice e sovranista.
La sua presenza tra le tracce ministeriali viene già letta come una scelta culturalmente orientata. C’è chi invece ricorda che la prima prova non chiede adesione alle idee dell'autore, ma capacità critica. Enrico Galiano, professore e scrittore di bestseller molto seguito dalle ragazze e dai ragazzi spiega: «Mi pare che il testo della traccia in sé non abbia un significato politico ma parli soprattutto dei confini fra generazioni. La traccia è interessante, ma andava contestualizzata meglio. Furedi non è un autore neutro: viene da una precisa area culturale conservatrice europea. Questo non rende automaticamente sbagliata la scelta, però a scuola le idee non vanno solo proposte: vanno anche messe nelle condizioni di essere lette criticamente».
E ancora. Il mondo fluido, inteso nella sua estensione di globalità – sostiene Furedi – alla fine si è rivelato una illusione e ha mostrato i suoi limiti. Quindi, un mondo senza frontiere è un concetto retorico che andrebbe rivisto invece in una terra e nei suoi abitanti capaci di comprendere il valore di un’identità: quella nazionale.
Il personaggio
Teorico della “cultura della paua”, Frank Furedi è nato a Budapest nel 1947 e dopo la rivoluzione ungherese del 1956 segue la propria famiglia, che si rifugia prima in Canada, poi nel Regno Unito. Qui costruisce la sua carriera accademica, diventando professore emerito di Sociologia all'Università del Kent. Una vita da migrante politico che oggi si intreccia a riflessioni sul valore delle frontiere. Oggi è direttore di MCC Brussels, un think tank finanziato dal governo di Viktor Orbán.

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