Nessun dorma». Non è l’incipit, ma l’epitaffio a un comunicato diffuso questa mattina – giovedì 18 giugno – dal procuratore generale di Piemonte e Valle d’Aosta Lucia Musti. Intervenendo sulla delibera del Consiglio Superiore della Magistratura che individua undici Procure distrettuali collocate in aree ad alta densità mafiosa quasi tutte nel Mezzogiorno, con la sola eccezione di Roma, «tagliando fuori» i principali uffici giudiziari del Nord. Premettendo di non «voler entrare nel merito», Musti – è un fatto - affonda valutazioni dure sulle conseguenze della decisione del Csm.
Le mafie solo al sud?
La prima: «La ritenuta concentrazione delle mafie nei soli distretti del Sud, oltre a Roma, sembra non tenere nel dovuto conto l’attività continua della polizia giudiziaria, coordinata dalle Direzioni distrettuali antimafia di procure quali Torino, Milano , Bologna, Venezia e recentemente Trento, volta a porre in essere azione di contrasto alle mafie (per lo più ‘ndrine) che hanno scelto le ricche Regioni del Centro Nord». Il Nord, appunto. Dove le mafie «si sono insediate e pongono in essere attività economiche – dice il procuratore generale - nei campi dell’edilizia, del turismo, dell’erogazione di servizi di vario genere, del recupero crediti a costi dimezzati, della logistica, dello smaltimento rifiuti, anche attraverso la commissione di reati economici e con l’ausilio di soggetti appartenenti ai cosiddetti colletti bianchi».
“Non abbassare la guardia”
Tra gli esiti “collaterali” di questa delibera c’è – ad avviso di Musti – quello «sulla società non civile, composta da cittadini che sono indifferenti, che sottovalutano ma, ancor peggio, di tutti coloro - anche e soprattutto autoctoni - i quali hanno scelto di “fare cartello” con le mafie, imprenditori e colletti bianchi, e che - scientemente e coscientemente - interagiscono e fanno affari con la ‘ndrangheta nella assoluta convergenza dei fini ultimi che rispondono alla logica del guadagno. E questo fenomeno – elemento ancor più grave – è il frutto, non di costrizione, ma di libera scelta. Occorre tenere alta l’asticella della sensibilizzazione sociale e del coinvolgimento delle Istituzioni tutte a fronte del fenomeno conclamato degli insediamenti mafiosi presenti ed operanti nei distretti del Centro Nord”.

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