Alessandro Aresu scrive La Cina ha vinto (Feltrinelli 2025), mettendosi nei panni di Wang Huning, il settantenne professore di scienze politiche e suggeritore degli ultimi tre presidenti cinesi, una specie di Kissinger cinese membro del Politburo. Wang nel 1988, giovane professore cinese, visita per sei mesi gli Stati Uniti, decine di città e di università, vede le imprese e i poveri senzatetto, studia i consumi e le contraddizioni del paese. Curioso e attento, annota ogni cosa e al suo ritorno in Cina scrive America contro America, uscito nel 1991. Da allora è questo il libro che i dirigenti cinesi leggono per capire l’avversario americano, o meglio il competitor. Anche Aresu legge il libro di Wang Huning e gli dedica il suo libro, anzi letteralmente ce lo racconta, in un formato da romanzo più che da saggio. Già studioso di Max Weber, di Carl Schmitt, di Étienne Balazs, Aresu guarda adesso al mondo attraverso le caricature degli uomini potenti, americani e cinesi, le loro idiosincrasie e le loro menti calcolanti. I capi di Huawei e di Alibaba e i capi del Partito, i loro figli e le loro figlie, in Cina. I capi di X e di Palantir, e i nuovi padroni della Casa Bianca, in America. Lo stile è un po' Dynasty. Una sfilata di potenti: potrebbe essere un capitolo di un libro sulle nuove élites.

