domenica 13 luglio 2014

FILOSOFIA POLITICA. M. BASCETTA, Il profeta disilluso dell'ancien regime, IL MANIFESTO, 12 luglio 2014

Scri­vere di un libro non letto può senz’altro con­si­de­rarsi una ope­ra­zione scor­retta. Non­di­meno, tal­volta e prov­vi­so­ria­mente, quando l’uscita di un’opera suscita pronte rea­zioni e vivaci pole­mi­che, o con­tri­bui­sce a illu­mi­nare qual­che ten­denza in atto, arri­schiarsi a par­larne può risul­tare utile.

GOVERNO RENZI E NUOVA PROPOSTA DI LEGGE SULLA SCUOLA. C. ZUNINO, In piazza contro la riforma (anche se è estate), LA REPUBBLICA, 13 luglio 2014

La piazza bolle. In piena estate, con gli istituti chiusi e gli insegnanti in ferie, la mobilitazione dei sindacati della scuola è altissima, pronta a tracimare in uno sciopero domani, oggi, tra pochi minuti. Era dai tempi del Profumo "più ferie in cambio di più lavoro"  -  primavera 2012 - che non si registrava una reazione così aggressiva e unanime. Il sindacato scuola  -  tra i più forti e conservatori sulla piazza italiana  -  ha preso il piano anticipato a "Repubblica" dal sottosegretario Roberto Reggi e lo ha rigettato senza neppure un moto di riflessione: lavorare 36 ore a settimana senza aumenti per tutti no, sei ore di supplenze senza straordinario pagato no, no alla formazione obbligatoria, no ai ventidue giorni di lavoro in più (già oggi previsti) e quindi no anche agli aumenti  -  fino al 30 per cento  -  per chi ambisce a diventare un vicepreside (funzione oggi premiata con avanzamenti in busta paga minimi), un coordinatore, un prof senior o per chi ha conoscenze e qualità in surplus  -  lingue e informatica su tutte  -  da offrire ai suoi scolari. No, a ricasco, alla scuola aperta fino alle otto di sera e pure a luglio e alla liquidazione graduale delle graduatorie per le supplenze ora intricate come roveti e ormai gestite dai Tar e dai Consigli di Stato. No, urlano i sindacati, alla possibilità che il singolo preside del singolo plesso gestisca davvero le risorse economiche che ha a disposizione, che provi a realizzare un'autonomia scolastica mai avvenuta e sia lui a scegliere chi sono i docenti da premiare. No, ovviamente, al diavolo Invalsi, il valutatore cinico e baro, magari ci fa capire quali scuole sono indietro e quali viaggiano rapide. Non è vero che gli insegnanti italiani lavorano meno degli europei, è stata la risposta unanime (di tutti, eccetto la Cisl, che ha ammesso che in Germania gli insegnanti arrivano a fare 40 ore settimanali comprensive di colloqui, correzioni, extra-lezioni). Punto e capo, si scende in piazza.

sabato 12 luglio 2014

GOVERNO RENZI E POLITICHE SUL LAVORO. S. FELTRI, Jobs Act, l’incompiuta del premier, IL FATTO, 11 luglio 2014

Doveva essere il lavoro. Non la Pubblica amministrazione, le tasse, il Senato. Doveva essere il lavoro la grande riforma di Matteo Renzi, la sfida generazionale, una rottura radicale fin dal nome, Jobs Act, modello Obama. Invece niente o quasi: il Senato rinvia l’esame del disegno di legge delega che – comunque con tempi biblici – dovrà essere la premessa per una vera riforma. Per ora si è visto solo un decretino che liberalizza un po’ i contratti a tempo determinato (era più liberista, poi la minoranza di sinistra del Pd lo ha neutralizzato in Parlamento).

venerdì 11 luglio 2014

POLITICA E METAFORE DEL GOVERNO RENZI. S. THANOPULOS, Non è Telemaco l'uomo del riscatto, IL MANIFESTO, 3 luglio 2014

Mat­teo Renzi è gio­vane ma ciò non giu­sti­fica la man­canza di cul­tura che spiega, almeno in parte, la sua incli­na­zione all’approssimazione (qua­lità tra le meno auspi­ca­bili per la sua impor­tante fun­zione).

CRISI DELLA DEMOCRAZIA, STATO D'ECCEZIONE E DIRITTO INTERNAZIONALE. M. GUARESCHI, i virus mutanti della sovranità. Recensione a Colombo, Tempi decisivi, IL MANIFESTO, 3 luglio 2014

Il titolo, Tempi deci­sivi, potrebbe fare pen­sare a un romanzo di Char­les Dic­kens. Il sot­to­ti­tolo Natura e reto­rica delle crisi inter­na­zio­nali, invece, chia­ri­sce subito che non ci tro­viamo in ambito let­te­ra­rio espli­ci­tando l’asse tema­tico su cui insi­ste l’ultimo libro, edito da Fel­tri­nelli (pp. 266, euro 24), di Ales­san­dro Colombo, autore in pas­sato di uno dei migliori libri dispo­ni­bili sulle «nuove guerre», La guerra ine­guale (il Mulino), a cui era seguito La disu­nità del mondo(Fel­tri­nelli), acuta ana­lisi sulle ten­denze alla fram­men­ta­zione e alla regio­na­liz­za­zione inne­sta­tesi sul dive­nire, appa­ren­te­mente irre­si­sti­bile, della glo­ba­liz­za­zione. La più recente tappa di tale iti­ne­ra­rio di ricerca sce­glie il ter­reno del con­fronto con la parola più infla­zio­nata del pre­sente: crisi. 

FINE DELLO STATO SOCIALE. SANITA'. D. MINERVA, Cancro, i nuovi farmaci costano troppo Chi li vuole se li deve comprare da solo, L'ESPRESSO, 11 LUGLIO 2014

Il diavolo si nasconde nei dettagli. Nessuno aveva fatto caso a un recondito comma del decreto 158 scritto dal ministro della Salute del governo Monti, Renato Balduzzi, convertito in legge l’8 novembre del 2012. Un codicillo agghiacciante che oggi tutti chiamano Cnn, e consente la messa in commercio di costose medicine anticancro non dispensate dal Ssn, che devono quindi essere pagate direttamente dai pazienti. Non era mai accaduto che per legge si potesse discriminare tra i malati ricchi e quelli poveri: oggi si fa, e con conseguenze drammatiche.



giovedì 10 luglio 2014

BRASILE. LA STRATIFICAZIONE SOCIALE NEGLI STADI. D. FALCINI, Mondiali, “allo stadio brasiliani ricchi e bianchi. Con il Cile 9 su 10 da fasce alte”, IL FATTO, 10 luglio 2014

“Una Coppa classista e anche un po’ razzista“. Così descrive il Mondiale un sondaggio diDatafolha, istituto di ricerca di proprietà del gruppo editoriale Folha di San Paolo. Nonostante una delle società più meticce e composite al mondo, con oltre metà degli abitanti che ha radici africane, sugli spalti a seguire il Brasile si sono visti quasi solo bianchi ricchi. Nella sfida degli ottavi di finale contro il Cile tre spettatori su quattro erano uomini, il 67% bianchi e il 90% apparteneva alle prime due classi sociali del paese.