Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà ampi stralci della sentenza della Corte d'Assise di Milano che ha condannato all'ergastolo Michele Sindona per l'omicidio dell'avvocato Giorgio Ambrosoli



Nonostante l'oggettiva inaccettabilità dei progetti di sistemazione - ed anzi, proprio a causa di questa - Sindona ed i suoi collaboratori, primo fra questi l' avv. Rodolfo Guzzi, svolsero per anni un'attività instancabile diretta a promuoverne il buon esito, cercando l'appoggio degli ambienti più disparati, quali quello della loggia massonica "P2" facente capo a Licio Gelli, quello della finanza legata al Banco Ambrosiano ed al suo presidente Roberto Calvi, quello di organi di stampa disponibili per campagne di sostegno, e quello di un certo mondo politico della capitale, dove personaggi politici di primo piano, come l'on. Giulio Andreotti, l'on. Gaetano Stammati, l'on. Franco Evangelisti e l'on. Amintore Fanfani vennero avvicinati al fine di coinvolgerli nel patrocinio del piano di salvataggio.

Tutto ciò emerge sia dai diffusi interrogatori di Rodolfo Guzzi, sia dalla Relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta.

Nello stesso tempo - e sempre in attuazione della strategia tendente a risalire la china con ogni mezzo e facendo leva sulle vecchie amicizie e complicità - Sindona cominciò ad esercitare pressioni via via più esplicite e ricattatorie su Roberto Calvi, con lo scopo di ottenere dallo stesso le risorse finanziarie di cui abbisognava.

Le resistenze da lui incontrate nell'attuazione dei piani tendenti a neutralizzare in modo indolore le procedure amministrative e giudiziarie avviate nei suoi confronti indussero progressivamente Sindona - in ciò variamente coadiuvato da numerose altre persone - a passare dal campo della scorrettezza e del malcostume a quello delle attività di sempre più grave rilevanza penale.

Così nei confronti di coloro che riteneva suoi avversari egli - come più specificamente si dirà nel prosieguo della presente esposizione - non si fece scrupolo di usare, oltre alla denigrazione e alla calunnia, le più gravi forme di violenza morale, di intimidazione e di ricatto, fino ad ordinare, per mezzo di un sicario, l'uccisione dell'avvocato Giorgio AMBROSOLI, e ad organizzare, con grandiosa messa in scena di risonanza internazionale, il proprio finto rapimento ad opera di una inesistente banda terroristica.

Il presente processo ha per oggetto proprio le principali attività delittuose poste in essere da Michele Sindona nella realizzazione della complessa strategia di attacco e di aggressione da lui concepita per reagire al corso sfavorevole degli avvenimenti successivi al crollo del suo impero finanziario. E sotto questo aspetto è chiaramente avvertibile il filo logico che lega i vari fatti criminosi ora in esame, e che ne ha giustificato la trattazione in un unico procedimento.

A questo punto, non sembra fuori luogo un'ultima osservazione. Il genere di azioni con cui Sindona, con una determinazione ostinata ed incrollabile attraverso gli anni, cercò di contrastare con ogni mezzo le procedure conseguenti al crollo del suo impero finanziario e di ritornare sulla cresta dell'onda, certo fu influenzato dalle vistose particolarità psicologiche dell'uomo e dalle anomalie della su personalità, peraltro brillante e sorretta da una vivace intelligenza.

Ma il dato caratteriale, tuttavia, evidentemente non basta a spiegare tali azioni di Sindona e, particolarmente, la lunga e tenace guerra da lui condotta contro le istituzioni e le persone che dovettero occuparsi della sua vicenda. In tali azioni si manifesta anche, e soprattutto, una radicata concezione del potere, secondo la quale il potere, meramente formale ed apparente, che si fonda sulle leggi e si esercita attraverso le istituzioni pubbliche è destinato fatalmente, in caso di conflitto, a soccombere di fronte a quello, effettivo e reale, che promana da certe condizioni di fatto, quali le amicizie influenti, le complicità, gli appoggi politici che contano, la disponibilità di danaro e le possibilità di ricatto, di corruzione e di intimidazione.

Questa concezione essenzialmente – mafiosa del potere – nella quale si rinvengono perfino connotazioni ideologiche antistatuali, come è confermato anche dalla evocazione e dalla mobilitazione dei vari poteri illegali ed occulti di Cosa Nostra, di mafia e di massoneria piduista compiute da Sindona durante il suo finto rapimento - non era priva di un suo torvo realismo.

Se infatti nella vicenda in esame non prevalsero, come altre volte, i poteri extraistituzionali, ciò fu solo per merito di alcune persone che con imparzialità, rigore e determinazione operarono per l'affermazione della superiore civiltà delle leggi. Fra queste persone, merita di essere ricordato l'avvocato Giorgio fu Amrbosoli, il quale pagò con la vita il suo ammirevole impegno. Ed infine doveroso sottolineare che la soluzione di alcuni dei più gravi misteri che si erano presentati nella vicenda di cui si tratta fu resa possibile da una preziosa collaborazione internazionale instaurata nel corso dell'istruttoria, in modo tanto nuovo e proficuo da costituire un modello esemplare per il futuro. T

ale collaborazione con autorità di altri Stati, e soprattutto con uffici governativi degli Stati Uniti d'America, consenti infatti di acquisire in istruttoria, e di confermare al dibattimento, prove decisive su alcuni dei principali fatti criminosi ora in esame