Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà ampi stralci della sentenza della Corte d'Assise di Milano che ha condannato all'ergastolo Michele Sindona per l'omicidio dell'avvocato Giorgio Ambrosoli



La ricostruzione dell'intera vicenda di Michele Sindona dimostra che lo stesso, nella speranza di superare in tal modo le difficoltà nelle quali si stava dibattendo, ad un certo punto adottò comportamenti apertamente intimidatori nei confronti di diverse persone, al fine di coartarne la volontà e di costringerle a piegarsi al suo volere.

Enrico Cuccia, presidente e amministratore delegato di Mediobanca, fu la persona che per prima in ordine di tempo, e per un più lungo periodo svoltosi attraverso vari anni, dovette subire ad opera di Sindona siffatte pressioni criminose.

Da vari anni Sindona nutriva un odio implacabile contro Cuccia, che egli considerava la causa principale della sua rovina. Riteneva, in particolare, che ai suoi suggerimenti si dovesse attribuire la decisione dell'allora Ministro del Tesoro, on. Ugo La Malfa, di non autorizzare l'aumento di capitale della società Finambro, con cui Sindona nel 1973 aveva progettato di far affluire ingenti capitali alle sue banche, ormai in dissesto, mediante un ricorso ai risparmiatori.

Sindona inoltre, come risulta fra l'altro dai numerosi interrogatori di Guzzi e dalle deposizioni dello stesso Cuccia, era convinto che questi, se fosse stato persuaso a collaborare, avrebbe potuto svolgere un ruolo decisivo per il successo dei progetti di salvataggio: ciò a causa del suo prestigio e della sua autorevolezza nell'ambiente finanziario italiano, e particolarmente della sua influenza negli ambienti della Banca d'Italia e delle Banche di Interesse Nazionale le quali, costituitesi in consorzio, avevano provveduto a rimborsare i depositi ai clienti della Banca privata italiana.

Il 17 maggio 1977 Enrico Cuccia ricevette una comunicazione telefonica dall'avvocato Italo Castaldi di Roma, il quale chiedeva di incontrarlo: fu cosi che nelle settimane successive si verificarono fra Castaldi e Cuccia tre colloqui, il cui contenuto ha potuto essere ricostruito attraverso le dichiarazioni di entrambi i partecipanti, e soprattutto attraverso la registrazione e la relativa trascrizione del secondo e del terzo colloquio, effettuate da Cuccia e dallo stesso prodotte al Giudice Istruttore. Al riguardo, nella deposizione testimoniale del 9 gennaio 1980 Cuccia riferì: «Dai colloqui avuti con lui (Castaldi) il 25 maggio, il 6 giugno e il 24 giugno emerse che un suo cliente, Walter Navarra, gli aveva parlato di un progetto di rapimento di uno dei miei figli; che questo rapimento doveva essere organizzato da un tale Gigi Cavallo, latitante in Francia, con il quale il Navarra era in rapporto; che il rapimento era promosso da Michele Sindona, nella convinzione che io fossi il responsabile di tutti i suoi guai, dai quali, peraltro, avrei potuto collaborare a tirarlo fuori; che al Navarra ripugnava partecipare a questa azione criminosa e si era consigliato con lui (Castaldi), ricevendone l'invito a tirarsene fuori; che il Navarra era disponibile per controllare le azioni di Cavallo.

Dato che in quei giorni una mia figlia aveva notato, recandosi al lavoro, che la sua automobile era seguita da un'altra vettura con a bordo alcuni tipi sospetti, non potei fare a meno di dare un qualche peso alla dichiarazione dell'avv. Castaldi, e venne deciso di promuovere un mio incontro con Piersandro Magnoni, genero di Michele Sindona, per chiarire la mia assoluta estraneità ai fatti che il Sindona mi imputava e l'impossibilità dei miei interventi per sistemare faccende che non riguardavano in alcun modo né Mediobanca né me».

Nell'interrogatorio reso in istruttoria il 16 novembre 1981 e in quello svoltosi all'udienza dibattimentale del 17 giugno 1985, Italo Castaldi, pur sostenendo la propria estraneità alla manovra minatoria, confermò i fatti riferiti da Cuccia e riconobbe la corrispondenza al vero delle trascrizioni dei due colloqui registrati, dallo stesso prodotte. Anche Cavallo, nel verbale di istruzione sommaria del 23 maggio 1979, confermò di essersi sentito esporre da Sindona il progetto di rapire un figlio di Cuccia, sia pure aggiungendo di non averlo preso sul serio e di averlo riferito a Navarra «come una barzelletta».

Lo stesso Cavallo, nell'interrogatorio del 28 giugno 1982, dichiarò: «Per quanto riguarda la questione del sequestro di un figlio di Cuccia, devo dire che non fu progettato nulla del genere da parte mia. Mi ricordo che in occasione di un mio viaggio a New York Sindona aveva fatto un accenno alla possibilità di rapire un figlio di Cuccia per poi aiutare lo stesso a ritrovare il figlio, ottenere la sua gratitudine e convincerlo ad intervenire a favore di Sindona per la soluzione delle sue questioni.

Questo io riferii a Navarra dopo aver detto a Sindona che questo progetto era del tutto folle perchè Cuccia si sarebbe subito accorto che il rapimento proveniva da Sindona. Sindona rispose alle mie obiezioni dicendo che comunque questa era una cosa che non si poteva provare e che quindi il progetto gli sembrava praticabile. Quando io ho riferito la notizia a Navarra evidentemente questi ne ha approfittato strumentalizzandola per ottenere danaro da Cuccia».

Navarra, infine, nell'interrogatorio istruttorio del 14 ottobre 1981, confermò di avere riferito la cosa a Castaldi, aggiungendo che a suo parere il rapimento non era destinato ad essere realizzato, ma «doveva più che altro servire a convincere Cuccia ad avallare l'incontro con Sindona». Del resto, dalla registrazione del colloquio Cuccia-Castaldi del 6 giugno 1977 risulta che Castaldi disse a Cuccia che un incontro con Sindona o con un suo emissario sarebbe stata l'unica possibilità per evitare il minacciato rapimento, progettato come “l'ultima ratio” per l'eventualità che si fosse rifiutato di collaborare nel salvataggio di Sindona.

Dopo che, nei colloqui con Castaldi, Cuccia aveva acconsentito ad incontrare un emissario di Sindona, Piersandro Magnoni prese contatto con lo stesso Cuccia e l'incontro venne fissato per il 7 luglio presso l'Hotel Claridge di Londra. Ma il 4 luglio Castaldi ritelefonò a Cuccia per comunicargli che il Navarra era stato convocato a Londra dal Magnoni, che voleva vederlo prima dell'incontro.

Cuccia mandò immediatamente un telex a Magnoni per disdire l'incontro «a causa inammissibili interferenze estranei», e Magnoni gli telefonò il 5 luglio, manifestando la propria sorpresa, garantendogli la più assoluta correttezza, ed assicurando di non aver parlato con nessuno dell'incontro e di non aver convocato nessuno a Londra.

L'incontro ebbe così luogo il 7 luglio, ed il relativo colloquio è stato consacrato in un lungo resoconto scritto da Cuccia e da lui prodotto in istruttoria: «Magnoni apre la conversazione esprimendomi il suo stupore per quanto gli avevo detto nel mio telex del 4 luglio e nella conversazione telefonica del giorno successivo. Egli non sapeva nulla delle minacce ventilate contro di me; mirava soltanto a ricucire quanto gli altri avevano strappato; il suocero si era limitato a dirgli di telefonarmi per fissare un appuntamento».

Il resoconto proseguiva precisando che il colloquio fra i due aveva poi avuto come oggetto un «progetto di sistemazione della Banca privata italiana» consegnato da Magnoni a Cuccia, e in ordine al quale Cuccia domandò a Magnoni quale ruolo avrebbe dovuto avere Mediobanca; nel resoconto la risposta era così riportata: «Magnoni precisa che non di Mediobanca si dovrebbe trattare, ma di me personalmente per l'influenza che io potevo esercitare collaborando alla elaborazione del progetto».

Nonostante le assicurazioni che Magnoni aveva dato a Cuccia con la telefonata del 5 luglio, si è accertato che lo stesso giorno in cui i due si erano incontrati a Londra, in quella città si trovavano anche Navarra e Cavallo, e che Magnoni subito dopo l'incontro all'Hotel Claridge con Cuccia aveva raggiunto costoro al Park Hotel intrattenendosi a colloquio con Cavallo: ciò è emerso dagli interrogatori di Navarra del 6 dicembre 1979 e del 14 ottobre 1981, e dall'interrogatorio di Cavallo del 28 giugno 1982, oltre che dal sequestro nello studio di Castaldi della documentazione relativa al viaggio di Navarra a Londra.

Dopo l'incontro avvenuto a Londra il 7 luglio 1977, Cuccia ebbe ripetuti contatti, sempre per discutere dei progetti di sistemazione della Banca privata italiana, sia con Magnoni che con l'ing. Fortunato Federici, consigliere del Banco di Roma e amico di Sindona. Ciò finché il 7 febbraio 1978 dopo che Cuccia aveva rifiutato un ulteriore incontro con Magnoni, quest'ultimo inviò al presidente di Mediobanca una lettera con la quale rinunciava al proseguimento dei contatti, rimproverandogli «il suo sostanziale disinteresse a collaborare attivamente alla sistemazione della complessa vicenda».

A causa della malattia e della successiva morte dell'ing. Federici, a partire dal marzo 1978 subentrò l'avvocato Guzzi nei rapporti intrattenuti con Cuccia nell'interesse di Sindona. Che la manovra minatoria - con la quale si costrinse Cuccia a recarsi a Londra per incontrare Magnoni e per discutere con lui dei progetti di salvataggio - provenisse da Sindona, è chiaramente dimostrato, oltre che dalle finalità stesse dell'operazione, dalle dichiarazioni del Castaldi, del Cavallo e del Navarra. Altre specifiche emergenze, tuttavia, confortano ulteriormente tale conclusione.

Infatti in un colloquio avvenuto a Zurigo il 18 ottobre 1978, e del quale si parlerà fra poco, Magnoni lesse a Cuccia una lunga nota di Sindona, il quale nello scritto ammetteva implicitamente che Cavallo e Navarra avevano agito per incarico suo, precisando peraltro che essi avevano svolto soltanto “azioni di propaganda”, ma che non avevano mai avuto “incarichi di azioni fisiche”.

Inoltre è emerso che in data 12 luglio 1977, e cioè cinque giorni dopo l'incontro di Londra, Navarra ricevette, da parte di Sindona e tramite il suo legale avvocato Guzzi la somma di dieci milioni di lire, che anche sulla base delle prime parziali ammissioni dello stesso Navarra, deve ritenersi rappresentare il compenso per l'attività svolta nei confronti di Cuccia: ciò è confermato dalle annotazioni rilevabili, in corrispondenza della data del 12 luglio, sull'agendina del Navarra e sull'agenda di studio di Guzzi, e dalle dichiarazioni rese dallo stesso Guzzi nell'interrogatorio del 5 ottobre 1981, dove spiegò di avere versato quel danaro a Navarra per incarico di Sindona.

Non v’è dubbio che il fatto così accertato rivesta tutti gli estremi del delitto di violenza privata contestato a Sindona, a Magnoni, a Cavallo, a Navarra ed a Castaldi al capo 4) della rubrica. Gli elementi acquisiti consentono infatti di affermare con certezza che fu solo a causa della grave intimidazione ricevuta che Cuccia si risolse a recarsi a Londra il 7 luglio 1977 per incontrarsi con Magnoni e discutere con lui - al di fuori di ogni competenza istituzionale inerente alla sua funzione di presidente a amministratore delegato di Mediobanca - dei problemi di Sindona e dei progetti di sistemazione della Banca privata italiana, e che sempre in conseguenza di tali minacce egli accettò i successivi incontri con Magnoni, quale emissario di Sindona, fino al febbraio del 1978.

I rapporti fra Cuccia e Sindona in quel periodo - ben descritti dall'avvocato Guzzi il quale parlò dell'odio profondo di quest'ultimo per il presidente dì Mediobanca e addirittura delle denunce penali sporte contro di lui - e l'assoluta estraneità di Mediobanca e di Cuccia ai progetti di sistemazione di cui si trattava, erano infatti tali da rendere del tutto anomala, inutilmente compromettente e non altrimenti spiegabile e giustificabile la sua partecipazione a questi incontri ed a queste discussioni. Tanto è vero che lo stesso Guzzi riferì di avere appreso con grande sorpresa, «come un fulmine a ciel sereno», il fatto che Cuccia avesse acconsentito ad incontrarsi con Magnoni per discutere di quei progetti.

E Cuccia, da parte sua, ha ripetutamente indicato nelle minacce ricevute la sola ragione che lo aveva spinto ad accettare quei colloqui («Certamente la minaccia di sequestrare mia figlia ha giocato un ruolo determinante nella mia decisione di incontrare Magnoni, nel senso che se non ci fossero state le minacce io non mi sarei nemmeno sognato di pensare di incontrarmi con Magnoni. D’altra parte le minacce hanno svolto un ruolo determinante in tutta la storia del rapporto che io ho avuto dal 1977 in avanti con l'ambiente di Sindona. Ritenevo infatti che tenendo aperto un discorso con questa gente avrei potuto, non dico controllare, ma mantenere un contatto con le persone che svolgevano attività criminosa. In altri termini io ho sempre cercato di evitare che queste minacce potessero essere messe in opera senza preavviso nei confronti dei miei figli, e proprio perché esistevano queste minacce ed io volevo evitare danni ai miei figli ho mantenuto i contatti con l'ambiente di Michele Sindona. Ribadisco che esiste un rapporto etiologico di causa-effetto tra le minacce che io ho subito nel corso del tempo e le mie conversazioni con Sindona e i suoi amici, parenti e affini»).

Lo svolgimento dei fatti, così ricostruito, rende palese il concorso di Sindona, di Cavallo e di Navarra nel delitto di violenza privata contestato Sindona infatti è colui che ideò il piano di costringere Cuccia ad incontrarsi con Magnoni e ad occuparsi dei progetti di sistemazione della Banca privata italiana, e ciò facendogli pervenire la minaccia del rapimento di un suo figlio.

Tale rapimento, fin dall'inizio, era destinato a non essere attuato ma soltanto impiegato come spauracchio per intimorire Cuccia e indurlo a cedere alla pretesa di Sindona. Questi, poi, dopo avere discusso il progetto con Cavallo, diede allo stesso le opportune direttive per la sua realizzazione, puntualmente avvenuta secondo i piani, come dimostrato dall'incontro di Londra e dai successivi colloqui di Cuccia con Magnoni, nonché dalla remunerazione fatta pervenire da SnmOUA a Navarra.

Cavallo accettò di apparire, di fronte a Cuccia, come colui che avrebbe dovuto organizzare ed eseguire il rapimento, trasmise a Navarra le opportune istruzioni concernenti la comunicazione della minaccia a Cuccia, e il giorno dell'incontro si portò anch'egli a Londra, con Navarra, all'evidente scopo di apprendere da Magnoni se tutto si fosse svolto secondo le previsioni, e quali fossero state le risposte e l'atteggiamento di Cuccia.

Navarra assunse e svolse l'incarico di trasmettere a Cuccia il messaggio intimidatorio, e ciò fece usando il proprio legale avvocato Castaldi, che indusse a giustificare i propri ambigui contatti - con Cuccia - mediante la proposta allo stesso di trarre vantaggio dalla disponibilità di esso Navarra a fare il doppio gioco ed a tenere informata la vittima sugli sviluppi del progetto di rapimento. E che il Navarra si fosse limitato a svolgere fedelmente l'incarico affidatogli è confermato anche dalla remunerazione che pochi giorni dopo Sindona gli fece pervenire.