mercoledì 22 aprile 2026

FILOSOFIA POLITICA. LA SCOMPARSA DI B. DE GIOVANNI. REDAZIONE, Biagio De Giovanni, addio all’intellettuale che rinnegò Togliatti e fece infuriare il Pci, LA STAMPA, 22.04.2026

 ilosofo tra i più originali del secondo Novecento italiano, intellettuale riformista, già eurodeputato del Pci e del Pds, docente e rettore dell'Università ''L'Orientale'' di Napoli, Biagio De Giovanni, morto a Napoli all'età di 94 anni, è stato protagonista di un lungo confronto tra pensiero e politica che ha attraversato quasi un secolo di storia europea. Con la sua scomparsa si chiude una vicenda biografica e intellettuale che ha tenuto insieme, senza mai pacificarli, i poli della teoria e dell'azione, della filosofia e della vita pubblica, della tradizione e della crisi.


De Giovanni è stato l'autore dell'articolo "C'era una volta Togliatti e il comunismo reale", apparso su "L'Unità" nell'agosto del 1989, pochi mesi prima della caduta del muro di Berlino, che suscitò enormi polemiche dentro e fuori il Partito comunista italiano: sostenne che c'erano stati due Palmiro Togliatti, un eccellente intellettuale capace di discutere di democrazia e anche di religione e un politico travolto dallo stalinismo e dalla persuasione che l'orizzonte comunista giustificasse tutto. «Ora è di lui che dobbiamo liberarci», sostenne il filosofo.

Nato il 21 dicembre 1931 a Napoli, De Giovanni apparteneva a una generazione che ha conosciuto direttamente le lacerazioni del Novecento: la guerra, la caduta del fascismo, la nascita della Repubblica, le grandi trasformazioni ideologiche del dopoguerra. La sua formazione giovanile, tuttavia, non fu lineare né prevedibile. Da adolescente simpatizzò per la Monarchia e partecipò agli scontri dell'11 giugno 1946 in via Medina, episodi drammatici che segnarono il passaggio dall'Italia monarchica a quella repubblicana dopo il referendum del 2 giugno. In seguito avrebbe ricordato quell'esperienza con parole che già rivelano la cifra del suo pensiero: leggeva Georg Wilhelm Friedrich Hegel e cercava un'idea di unità dello Stato, ma si trovò immerso in una realtà conflittuale, presto degenerata. In quel contrasto tra idea e storia si può intravedere l'origine di quella ''scissione'' che diventerà il centro della sua riflessione.

Laureatosi in giurisprudenza all'Università Federico II di Napoli con una tesi su Giambattista Vico, De Giovanni intraprese la carriera accademica nello stesso ateneo, per poi insegnare anche all'Università di Bari e infine tornare a Napoli, all'Università ''L'Orientale'', dove fu professore di dottrine politiche e rettore dal 1987 al 1989. La sua attività di docente fu accompagnata da una presenza costante nel dibattito culturale italiano, anche grazie alla direzione della rivista ''Il Centauro. Rivista di filosofia e teoria politica'' tra il 1981 e il 1986. In quelle pagine si confrontavano alcune delle voci più importanti della filosofia contemporanea, tra cui Massimo Cacciari, Roberto Esposito e Giacomo Marramao.

Se la filosofia fu il suo primo terreno, la politica rappresentò per De Giovanni un'estensione necessaria, mai pacificata, della riflessione teorica. Eletto al Parlamento europeo nel 1989 nelle liste del Partito comunista italiano e riconfermato nel 1994 con il Partito democratico della sinistra, svolse un ruolo significativo nelle istituzioni europee, arrivando a presiedere la Commissione per gli affari istituzionali. La sua esperienza parlamentare non fu mai disgiunta dalla riflessione sull'Europa, intesa non solo come progetto politico, ma come costruzione storica e culturale attraversata da tensioni profonde. Questa visione emerge chiaramente in "L'ambigua potenza dell'Europa" (Guida, 2002) e "La filosofia e l'Europa moderna" (Il Mulino, 2004). Il suo itinerario teorico si sviluppa lungo alcune direttrici fondamentali, che trovano espressione in una produzione vasta e rigorosa. Nei primi lavori, come "L'esperienza come oggettivazione: alle origini del problema moderno della scienza" (Jovene, 1962), si coglie già l'interesse per la genesi della modernità. Successivamente, con "La teoria politica delle classi nel Capitale" (De Donato, 1976) e "Hegel e il tempo storico della società borghese" (De Donato, 1976), De Giovanni affronta direttamente il pensiero di Karl Marx e di Hegel, individuando nel loro confronto uno snodo decisivo per comprendere la società moderna. A questi studi si affiancano "Marx e la costituzione della praxis" (Cappelli, 1984) e "Marx dopo Marx" (Cappelli, 1985, con Gianfranco Pasquino), che segnano un tentativo di ripensare criticamente la tradizione marxista. Il rapporto con Antonio Gramsci e con Baruch Spinoza si intreccia a questa riflessione, ma è soprattutto Hegel a rappresentare per De Giovanni il punto di riferimento costante: il filosofo che più di ogni altro ha saputo esprimere la coscienza europea moderna. In questa prospettiva si inseriscono anche le sue riflessioni sulla crisi della sinistra e sul destino del riformismo, come in "La nottola di Minerva: Pci e nuovo riformismo" (Editori Riuniti, 1989), "Dopo il comunismo" (Cronopio, 1990) e "A destra tutta. Dove si è persa la sinistra?" (Marsilio, 2009).

Negli anni successivi, il suo pensiero si concentra sempre più sul rapporto tra filosofia e politica nell'Europa contemporanea. In "Da un secolo all'altro: politica e istituzioni a partire dal 1968" (Rubbettino, 2004, con Ciriaco De Mita e Roberto Racinaro) e "Sul partito democratico. Opinioni a confronto" (Guida, 2007, con Cacciari e Giuseppe Galasso), emerge una riflessione attenta alle trasformazioni del sistema politico italiano. Ma è nei lavori più maturi che si coglie pienamente la profondità della sua ricerca: "Elogio della sovranità politica" (Editoriale Scientifica, 2015), "Kelsen e Schmitt. Oltre il Novecento" (Editoriale Scientifica, 2018), "Marx filosofo" (Editoriale Scientifica, 2018). Particolarmente significativa è "Libertà e vitalità. Benedetto Croce e la crisi della coscienza europea" (Il Mulino, 2018), dove il confronto con Benedetto Croce diventa occasione per interrogare la crisi dell'Europa contemporanea. Qui De Giovanni riflette sul concetto di libertà, sulla tradizione liberale e sulle tensioni che attraversano la modernità, in dialogo implicito anche con pensatori come Emanuele Severino. Negli ultimi anni, la sua riflessione si fa ancora più intensa e concentrata sul tema del negativo e della crisi storica. "Figure di apocalisse. La potenza del negativo nella storia d'Europa" (Il Mulino, 2022) rappresenta uno dei punti più alti di questo percorso, mentre "Giordano Bruno, Giambattista Vico e la filosofia meridionale" (Editoriale Scientifica, 2023) segna un ritorno alle radici del suo pensiero, chiudendo idealmente il cerchio iniziato con la sua formazione giovanile.

Accanto all'attività accademica e politica, De Giovanni ha mantenuto fino all'ultimo una presenza viva nel dibattito pubblico, collaborando con giornali e partecipando a seminari e incontri. Non ha mai abbandonato l'idea che la filosofia dovesse confrontarsi con la realtà storica, senza rifugiarsi in un sapere separato. In questo senso, la sua breve adesione alla Rosa nel Pugno nel 2005, accanto a figure come Marco Pannella ed Emma Bonino, rappresenta un ulteriore tentativo di coniugare pensiero e azione in una prospettiva riformista e laica. Riletta oggi, la sua opera appare come un lungo confronto con la crisi della modernità europea. De Giovanni ha attraversato il Novecento e l'inizio del nuovo secolo senza mai cedere alla tentazione di semplificare, mantenendo sempre viva la consapevolezza della complessità e del conflitto. La sua idea di filosofia non era consolatoria, ma critica: un esercizio di pensiero capace di interrogare la realtà senza pretendere di risolverne definitivamente le contraddizioni.

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