domenica 29 novembre 2015

LA AZIENDALIZZAZIONE DELLA SCUOLA. D. FUSARO, Poletti e la formazione come merce: in difesa della cultura classica, IL FATTO, 29 novembre 2015

Anche la cultura classica è sotto assedio. “Laurearsi con 110 e lode a 28 anni non serve a un fico”, ha detto con tono postmoderno il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. E tutti ricordano l’articolo di Stefano Feltri dell’estate scorsa, “Il conto salato degli studi umanistici”, una sorta di esortazione rivolta ai giovani in vista della scelta delle Facoltà universitarie, con annessa demonizzazione dei saperi classici e delle humanae litterae.

lunedì 23 novembre 2015

TERRORISMO E TRAGICITA' DEL POLITICO. M. CACCIARI, Se la politica riscopre la tragedia, L'ESPRESSO, 24 aprile 2015


La Resistenza è l’epilogo della grande guerra civile europea che ha segnato il “secolo breve”. Espressione perfetta della sua grandiosa tragicità. Gli insanabili conflitti nazionali e ideologici si concentrano sulla scena 
di un solo Paese, manifestando la loro essenza fratricida. L’inimicizia perviene necessariamente al suo massimo quando si scatena nel seno di una famiglia, poiché lì i contendenti lottano per lo stesso luogo, non posseggono che quello spazio. La violenza scardina, allora, ogni “diritto di guerra”, grande e problematica costruzione dello spirito europeo che il Novecento delle guerre civili ha spazzato via. Tuttavia, occorre 
a un tempo riconoscere che l’energia distruttiva che esse scatenano sta 
a fondamento della loro stessa forza costituente. Dalle guerre civili romane 
si origina l’evo augusteo, il principato. Soltanto la guerra civile rifonda ab integro . E non c’è dubbio che la Resistenza abbia prodotto un’autentica rifondazione anche del nostro Stato. 
Per questo la violenza era necessaria,
e così venne praticata, da una parte e dall’altra.

TERRORISMO E DIVERTIMENTO. G. RIVA, Terrorismo, attacco al divertimento. Ovvero il peccato secondo i fanatici , L'ESPRESSO, 23 novembre 2015

i è scritto, e giustamente, che i fondamentalisti islamici a Parigi e altrove, ma soprattutto a Parigi, hanno voluto colpire il nostro modo di vivere, il modello occidentale. Così per terra abbiamo dovuto contare i corpi della generazione Bataclan, quella colpevole perché assiste a un concerto rock. E il rock, nell'accezione terrorista, è musica del demonio.

domenica 22 novembre 2015

sabato 21 novembre 2015

ISLAM TERRORISMO RELIGIONE. M. A. BOEMI, Domenico Quirico: «Ecco perché l’Occidente non capisce l’Islam guerriero e la realtà dell’Isis», LA SICILIA, 11 novembre 2014

L’Isis e il califfato sono fenomeni completamente diversi da Al Qaida: ma l’Occidente non lo capisce e sbaglia utilizzando i medesimi schemi per combattere i due fenomeni. Così come è errato considerare l’Islam una religione pacifica: è invece uno strumento di totalitarismo che condanna senza appello tutti gli “impuri” non per quello che fanno, ma per ciò che sono. Ne abbiamo discusso, in un forum nella nostra redazione (erano presenti, oltre alla sottoscritta redattrice, il direttore Mario Ciancio, il direttore editoriale Domenico Ciancio, il caporedattore Giuseppe Di Fazio, il caposervizio Carlo Anastasio, il freelance Orazio Vecchio), con Domenico Quirico, inviato de La Stampa che questi fenomeni li conosce bene per averli visti e subìti (è stato a lungo ostaggio dei jihadisti) in prima persona.

INFORMAZIONE TV E TERRORISMO. LO PSICHIATRA E L'OSTAGGIO. REDAZIONESEBUD, Dalla Gruber Domenico Quirico batte Paolo Crepet 3 set a zero. E sulla cacofonia tuttologica in tv: arma di distruzione di massa?, RINABRUNDU.COM, 20 novembre 2015

di Rina Brundu. Guardando l’odierna puntata di “Otto e mezzo” di Lilly Gruber (La7), dove tra gli altri ospiti si facevano notare il giornalista de “La Stampa” Domenico Quirico e lo psichiatra-psicologo-sociologo-tuttologo Paolo Crepet, mi è tornata in mente un’altra delle mitiche battute dello Sheldon Cooper contra psicologia e psicologi vari: I think it’s safe to say you’re not in love with me and I’m not in love with you. And psychology has once again proved itself the doofus of the sciences. (Credo si possa concludere che tu non mi ami e io non ti amo. E che la psicologia si sia rivelata ancora una volta la più stupida tra le materie scientifiche).

martedì 17 novembre 2015

CASO MORO. DOPO 37 ANNI. P. BERIZZI, La verità di Cutolo: "Pronto a collaborare, vi svelerò i segreti del sequestro Moro", LA REPUBBLICA, 17 novembre 2015

Nessun pentimento ("solo davanti a Dio" ). Nemmeno una dissociazione. Ma, per la prima volta dopo oltre mezzo secolo dietro le sbarre  -  34 anni in isolamento, 23 in regime di 41 bis  -  , Raffaele Cutolo ha deciso di collaborare con lo Stato. Una scelta clamorosa che Repubblica è in grado di rivelare e di ricostruire. Una scelta maturata recentemente, in gran segreto, nel carcere di Parma, dove l'ex capo della Nuova camorra organizzata ha appena compiuto 74 anni. Qui, due mesi fa, Cutolo ha chiesto  -  a sorpresa  -  di essere interrogato sul rapimento e la morte di Aldo Moro. E ha parlato. Le sue rivelazioni - il verbale è stato secretato - le hanno raccolte in cella un luogotenente dei carabinieri e un magistrato. Collaborano entrambi con laCommissione parlamentare di inchiesta che indaga sulla complessa, e ancora oscura vicenda, dello statista democristiano rapito e ucciso dai terroristi delle Brigate Rosse il 9 maggio 1978.

domenica 15 novembre 2015

FRANCIA. LA SITUAZIONE NELLE PERIFERIE PARIGINE. G. SLAUNICH, Francia, le banlieue 10 anni dopo la crisi: «Non è cambiato niente», CORRIERE DELLA SERA, 26 ottobre 2015

Dieci anni fa allargava le braccia in un parcheggio tra un casermone e l’altro: “Ma come immagini che si viva qui, in una città da 20mila abitanti, con un tasso di disoccupazione giovanile del 40%, solo tre banche e neanche un commissariato di polizia?”. “Qui” è Clichy-sous-bois, il Comune in periferia di Parigi da dove, nella notte tra il 27 ed il 28 ottobre 2005, è partita la rivolta delle banlieue francesi. Lui è Samir Mihi: all’epoca aveva 28 anni, faceva l’educatore sportivo e aveva appena fondato l’associazione “Au delà de mots” in ricordo di Zyed Benna e Bouna Traoré, i due ragazzini (17 anni il primo, 15 il secondo: nella foto sotto una loro immagine d’archivio) morti in un trasformatore EDF dove si erano nascosti per scappare dalla polizia. Alle 18:12 del pomeriggio del 27 ottobre, ora in cui l’incidente causò un black out lasciando la città al buio.

sabato 14 novembre 2015

SCIOPERO CONTRO LA BUONA SCUOLA E MANGANELLATE. R. CICCARELLI, Buona scuola di manganelli, IL MANIFESTO, 14 novembre 2015

Proteste contro la riforma della scuola macchiate di sangue. Quello degli studenti. Manganellate hanno colpito chi manifestava a Napoli e a Milano contro la riforma Renzi-Giannini definita “Buona Scuola”, mentre il corteo dei sindacati di base e degli studenti a Roma – tra sette e diecimila i manifestanti secondo gli organizzatori — è sfilato senza subire violenze. Studenti delle superiori a Torino hanno occupato un deposito Gtt in corso Tortona per protestare contro il caro abbonamenti ai mezzi pubblici e poi hanno proseguito fino al Campus Einaudi dove il corteo si è sciolto.

HAPPY DAYS RENZI E IL GOVERNO DELL'ITALIA FELICE. REDAZIONE, Ecco il decreto “Happy days”: dodici interventi “da sindaco”, UNITA', 12 novembre 2015

Sono “dodici buone notizie”, come promette Matteo Renzi presentando il provvedimento approvato oggi in consiglio dei ministri. Poi, però, il premier si lascia subito trascinare dall’entusiasmo e quello che doveva essere lanciato come “decreto good news” diventa istantaneamente il “decreto Happy days”. In totale, sono 900 milioni di euro (per il primo anno, ma con alcuni impegni di spesa che si prolungano anche oltre il 2016) che serviranno a finanziare dodici interventi “molto da sindaci”, come spiega Renzi.


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Attenzione, stiamo perdendo i ragazzi

Matteo Renzi vuole “dare la felicità agli italiani”. Ma i nostri adolescenti sono disillusi, lontani dalla politica. E con una gran voglia di emigrare

DI LUIGI VICINANZA
 (l'espresso, 12 novembre 2015)
http://kikukula2.blogspot.it/2015/11/sondaggio-sugli-adolescenti-in-italia.html
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continua...il programma della felicità...

giovedì 12 novembre 2015

ITALIA. SCIOPERO CONTRO LA RIFORMA DELLA SCUOLA. REDAZIONE, Venerdì di sciopero per la scuola, LA REPUBBLICA, 12 novembre 2015

ROMA - Un venerdì di protesta per la scuola:  è lo sciopero generale indetto da Anief esindacati di base. Diverse manifestazioni previste a Roma, prima davanti a Miur (ore 10) e Senato (ore 14), "per dire no alla Legge di riforma 107/2015 e per opporsi agli ulteriori tagli previsti dalla Legge di Stabilità 2016, già approvata dal Consiglio dei ministri ed è in questi giorni al vaglio delle Camere" e nel mezzo un sit-in nei pressi di piazza Venezia. Un corteo di studenti da piazzale dei Partigiani raggiungerà il Miur.

REGNO UNITO. EDUCAZIONE E CRISI DELLA PROFESSIONE INSEGNANTE. C. BELLONI, Nessuno vuole fare il prof, spot tv del governo: «Insegnare è bello», CORRIERE DELLA SERA, 12 novembre 2015

Uno spot televisivo con insegnanti che sembrano modelli e frasi ad effetto per reclutare nuovi professori di talento e potenziare la scuola in Gran Bretagna. A promuoverlo e diffonderlo da qualche giorno sulle maggiori reti televisive è stato il governo britannico, che sta cercando una soluzione alla mancanza di docenti. La campagna di reclutamento si intitola, come lo spot tv, «Your future: their future», cioè il tuo futuro è il loro futuro e per il ministro Nicky Morgan è fondamentale per «creare una leva di insegnanti di talento che aiuti ogni allievo e ogni ragazzo a sentirsi valorizzato a pieno». Una programma di marketing di alto livello per attrarre docenti, che abbiano ottenuto risultati positivi nei loro studi e possano essere di stimolo ed esempio.

venerdì 6 novembre 2015

FABRIZIO CICCHITTO RICORDA LO SCONTRO FRA PCI E PSI. F. CICCHITTO, Berlinguer e Craxi: il lungo duello padre del bipolarismo malato, L'UNITA', 28 ottobre 2015

Berlinguer è una figura fondamentale nella storia del Pci e ha avuto una forte influenza anche sulla generazione successiva di leader e di dirigenti, non a caso chiamati “i ragazzi di Berlinguer” (dal titolo del libro di Pietro Folena): sono coloro che, per intenderci, hanno cambiato il nome del partito e che lo hanno diretto (“la ditta”) fino al 2013-2014. Condivido molte delle osservazioni fatte da Biagio De Giovanni, ma la mia ottica, però, è molto diversa dalla sua perché io ho militato nel Psi di Craxi (avendo con lui momenti di consenso e di dissenso) e poi, come circa il 30% dell’elettorato socialista, mi sono riconosciuto in Berlusconi e in Forza Italia come risposta politica a ciò che avvenne nel ’92-’94 quando Mani Pulite ha eliminato in modo unilaterale Tangentopoli, che era un sistema che coinvolgeva tutte le grandi imprese e tutti i grandi partiti, Pci compreso, e invece liquidò solo alcune forze politiche, in primis il Psi, i partiti laici, l’area di centro-destra della DC, salvando il Pci e la sinistra Dc.

CRISI DELLE ISTITUZIONI E SCUOLA ITALIANA. E. GALLI DELLA LOGGIA, Che errore ignorare la scuola, CORRIERE DELLA SERA, 6 novembre 2016

Diciamolo brutalmente: l’Italia appare sempre più spesso un Paese di ladri e di truffatori, o, se si preferisce un’espressione più forbita, dell’illegalità diffusa. Specie se si tratta della sfera pubblica, tutto appare in vendita e tutti comprabili, ogni appalto appare manipolato, ogni spesa nascondere una tangente, ogni privilegio è pronto a trasformarsi in un abuso mentre l’assenteismo truffaldino è la regola. 

mercoledì 4 novembre 2015

IL CASO RENZI IL PD E L'ABBANDONO DI MINEO. REDAZIONE, Mineo attacca Renzi: «So quanto è subalterno a donna bella e decisa», CORRIERE DELLA SERA, 4 novembre 2015

Corradino Mineo passa al contrattacco e dice di Matteo Renzi: «So quanto si senta insicuro quando non si muove sul terreno che meglio conosce, quello della politica contingente». Ma non solo. «So — aggiunge infatti il senatore ex Pd — quanto possa sentirsi subalterno a una donna bella e decisa. Fino al punto — rincara — di rimettere in questione il suo stesso ruolo al governo». Nei giorni scorsi l’ex direttore di RaiNews era stato attaccato dal premier che in un’intervista a Bruno Vespa per il suo libro «Donne d’Italia» lo aveva accusato di lasciare il partito ma non la poltrona: «È sempre lì,a spiegare come va il mondo. Al massimo si dimette dal Pd, ma la poltrona non la lascia, per carità.