venerdì 23 gennaio 2026

POLITICA ED ECONOMIA. UN SAGGIO DI OLIMPIA MALATESTA SULLE TEORIE ORDOLIBERALI. CICCARELLI R., Il mercato invece della democrazia alla base dell'integrazione europea, IL MANIFESTO, 20 gennaio 2026

 



C’è un’espressione che ritorna: «Economia sociale di mercato fortemente competitiva». La citano le mezze figure dei conservatori europei e non è disdegnata dai neo-autoritari con simpatie per le politiche di estrema destra. La formuletta suona come il richiamo a un capitalismo dal «volto umano». L’economia sociale di mercato è in realtà l’inveramento di una teoria tedesca, l’ordoliberalismo, che ha sequestrato la democrazia e ha ridotto brutalmente l’idea di «democrazia» a quella della «concorrenza».


In Ordoliberalismo, Stato e società (Mimesis, pp. 370, euro 30), Olimpia Malatesta ha realizzato un’operazione brillante. Non si limita a descrivere una ricetta economica, elaborata già negli anni Venti del XX secolo in Germania, ma ricostruisce la teoria politica dell’ordine sociale che informa la struttura portante dell’Unione europea. L’ordoliberalismo non è un fossile del dopoguerra tedesco, ma la «costituzione reale» che, dalla crisi del 2008 in poi, disciplina sempre di più le condotte di Stati e individui.

QUESTA STORIA POLITICA inizia negli anni Venti quando in Germania c’era la Repubblica di Weimar. Ordoliberali come Walter Eucken o Franz Böhm, Alfred Muller-Armack o Wilhelm Ropke compresero che la crisi del liberalismo allora fu il risultato dell’indisciplina della società. Ai loro occhi era in corso un’insubordinazione: la società aveva preso il potere sullo Stato. In realtà erano solo anti-comunisti e conservatori, non privi di simpatie per la reazione. Si lagnavano dell’interventismo economico dei governi, dei sindacati, di una politica sociale definita «troppo generosa». Per evitare un simile rischio pensarono all’Ordnungspolitik, cioè a una gabbia giuridica che assorbisse la società nel mercato, prevenendo ogni «eccesso» di redistribuzione.

Se la democrazia weimariana cercava l’integrazione partecipativa della classe lavoratrice, l’ordoliberalismo punta alla sua subordinazione. Si tratta di sradicare il fenomeno della proletarizzazione attraverso una disciplina antropologica che destoricizza il capitalismo, presentandolo come una forma naturale ed eterna.

Un’altra stagione dell’economia sociale di mercato è iniziata con il «miracolo economico» tedesco con Ludwig Erhard e Konrad Adenauer. Malatesta smonta l’agiografia: la stagione d’oro (1949-1963) è stata figlia di una congiuntura irripetibile fatta di aiuti Usa, ricostruzione e assenza di barriere doganali.

TRA GLI ANNI ’50 E ’60 è stato elaborato un modello politico di successo: indipendenza della banca centrale, stabilità dei prezzi, concorrenza elevata a «morale nazionale». Non semplici «tecniche» di governo, ma dogmi volti a spoliticizzare l’economia e a neutralizzare l’idea di lotta di classe.

Malatesta evidenzia il modo in cui le idee ordoliberali siano all’origine dell’integrazione europea intesa non come processo democratico, bensì come garanzia delle libertà economiche. L’Unione europea è una «costituzione economica» elevata a livello sovranazionale, un ordine fondato sull’auspicio tradito di una competizione «pura», protetta da una burocrazia tecnica e da una banca centrale indipendente.

L’Europa oggi è il sogno realizzato degli ordoliberali: uno spazio economico senza rivoluzioni, caratterizzato dall’immobilità delle regole e dalla prevedibilità dei mercati, dove la società ha smesso di essere una forza plasmante. Si ritiene che la reazione montante dei «sovranisti» e dei «populisti» sia un’alternativa. Non è sorprendente invece scoprire il fatto che i partiti che rientrano sotto queste categorie reinterpretino l’autoritarismo della teoria ordoliberale e applichino le ricette in un contesto in cui la concorrenza inter-imperialistica si è accresciuta in un regime di guerra mondiale.

L’ORDOLIBERALISMO, e le più ampie politiche «neoliberali», proseguono la missione di coloro che hanno voluto richiudere l’orizzonte storico aperto dalle masse a fine Settecento, incarnato nel comunismo durante il Novecento. Oggi l’idea di una politica «ordoliberale» garantisce la «neutralità» del mercato rendendolo unico intermediario delle politiche sociali. Ed è su questo illusorio terreno politico che i partiti neofascisti trovano una rinnovata popolarità rispetto ai vecchi soggetti dell’ordoliberalismo: democristiani e socialdemocratici.

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