domenica 23 marzo 2025

NUOVO GOVERNO EMME. LE NUOVE INDICAZIONI NAZIONALI PER LA SCUOLA. IL TEST. CORSINI C., Siete d’accordo o molto d’accordo? La consultazione farsa del ministero, DOMANI, 23.03.2025

 Le nuove Indicazioni nazionali stanno destando molte perplessità da parte degli addetti ai lavori. Nel comunicato congiunto “Nuove indicazioni 2025: perché tanta fretta?” del 19 marzo, importanti associazioni di docenti e dirigenti come Andis, Cidi, Mce, Proteo, Legambiente scuola e formazione pongono problemi di metodo e di merito.


Sul metodo, il testo esprime disappunto per le modalità di consultazione. Dopo la pubblicazione delle Indicazioni (avvenuta l’11 marzo) è stato richiesto alle associazioni di preparare a stretto giro di posta un’audizione (il 21 marzo) e di fornire “un breve contributo scritto” (entro il 25 marzo).

Nel merito, le associazioni contestano l’abbandono di un modello di scuola laico e critico, in favore di una modello chiuso e dogmatico. Tale modello attraversa trasversalmente l’intero documento. Le associazioni contestano «l’eccessiva regolamentazione metodologica e didattica, con un’ingerenza nello spazio di libertà dell’insegnamento [...] e una strutturazione rigida e pignola dei contenuti di apprendimento delle discipline, che segna un ritorno alla scuola del programma».

Questo approccio, come è stato già evidenziato su questo giornale, appare particolarmente evidente nelle pagine che riportano indicazioni per l’insegnamento della storia.

Come accennato, le critiche rivolte dalle associazioni non rappresentano un caso isolato. Va considerato che l’uscita del testo è stata preceduta da annunci di membri della commissione incaricata da Valditara di lavorare sulle Indicazioni.

A tali annunci, che prefiguravano il testo poi effettivamente licenziato, hanno fatto seguito, da parte delle più rilevanti società scientifiche, prese di posizione critiche sia sui metodi perseguiti sia sui contenuti espressi (qui quella del Centro Italiano per la Ricerca Storico Educativa). Gabriella Agrusti, presidente della Società Italiana di Pedagogia, già a febbraio rilevava che “si è scelto di procedere dando pochissimo spazio al confronto pubblico, rilasciando frequenti annunci con una marginale consultazione delle comunità accademiche e del mondo della scuola”.

In effetti, a docenti, dirigenti, studenti, famiglie, associazioni professionali e società scientifiche è stato di fatto impedita la possibilità di dire la propria nella fase di elaborazione delle Indicazioni.

Ed è presumibilmente allo scopo di riparare il danno legato alle evidenti mancanze nella consultazione che alle scuole nei giorni scorsi è stata inviata una nota (la 11544 del 20 marzo) con un link a un questionario «per consentire di partecipare alla consultazione».

Indubbiamente, l’esiguità dello spazio riservato non alla scelta di una risposta tra quattro già assegnate ma alla formulazione attiva di osservazioni pregiudica ogni possibilità di raccogliere puntuali valutazioni, critiche o entusiastiche che siano. Si consideri, a titolo d’esempio, che i “250 caratteri spazi inclusi” corrispondono perfettamente alla frase precedente (ma escludere il punto di chiusura).

Va inoltre considerato che tra le alternative di risposta selezionabili nei 22 quesiti a scelta multipla manchino del tutto quelli che esprimono pareri negativi. Per esempio, per le diverse discipline è richiesto di scegliere un’alternativa tra «Si condivide l’impianto perché prefigura un percorso “verticale” degli studi meglio scandito e articolato»; «Sarebbe più utile ampliare le conoscenze suggerite nelle diverse classi del primo ciclo»; «L’approccio metodologico è innovativo, ma richiederebbe maggior peso e tempo da assegnare alla disciplina»; «Nessuna risposta».

Si tratta dunque di un dispositivo che, se sul piano dei contenuti manca totalmente di validità, dal punto di vista culturale e politico non appare minimamente finalizzato a informare sulle prospettive di chi nelle scuole lavora, ma a farsi dare ragione rispetto al testo proposto.

Una scelta profondamente irrispettosa del mondo scolastico e che rispecchia, nel merito e nel metodo, la qualità del lavoro sin qui svolto dalla commissione nominata da Valditara.

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