sabato 8 novembre 2014

RENZI E LE CENE CON I RICCHI. L. SAPPINO, Cosa c’è dietro alle ricche cene di Renzi, L'ESPRESSO, 8 novembre 2014

Le cene con imprenditori, ricchi notabili e generoni, si fanno da tempo, in realtà. Lo sa bene chi segue la politica locale, coi candidati sindaco e presidente (o aspiranti assessori e capogruppo) volentieri attovagliati con costruttori, banchieri e manager vari, per finanziare campagne elettorali faraoniche, vero schiaffo alla miseria e invito alla corruttela.




L’unica innovazione di Renzi, quindi, in questa vicenda delle cene a 1000 euro, semmai, è l’abolizione del finanziamento pubblico, ed è cioè ideologica. Per questo, le cene di Roma e Milano sono politicamente rilevanti, e non per i nomi più o meno «compatibili con un partito di sinistra» che si elencano nelle cronache.
D’altronde, che il supporto economico dei grandi portafogli abbia poi ripercussioni sulla linea politica del finanziato è, salvo rarissime eccezioni, cosa nota e ormai banale: basta dare un’occhiata ai piani regolatori delle nostre città, ai piani sanitari delle nostre regioni, ai bandi degli assessorati. Allo Sblocca Italia.
È ideologico, invece, il punto di cui dovremmo discutere, e fa il paio con l’idea, più volte dichiarata da Renzi, che solo le imprese e i loro coraggiosi capitani possano «creare lavoro», «far ripartire il Paese», e mai lo Stato, mai la spesa pubblica. Infatti, se l’obiettivo fosse stato veramente solo quello di diminuire i costi della politica e di «moralizzare» le casse dei partiti, sarebbe bastato mantenere il finanziamento pubblico, molto ridotto, e fare una legge elettorale con dei severi e francescani vincoli di spesa per candidati di ogni ordine e grado. E invece no. La portata principale dei ricchi banchetti è sempre la stessa: privatizzare tutto, affidare tutto al mercato. Anche la politica.

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