giovedì 16 luglio 2015

VIAGGIO IN ITALIA. R. SAVIANO, Viaggiare nel paese della sciatteria, L'ESPRESSO, 10 luglio 2015

Ci sono alcuni aspetti di un paese che è inutile nascondere. Vengono fuori quando meno si ha voglia di mostrarli. In Italia la sensazione che tutto si lasci vivere e che nulla proceda secondo un progetto è fortissima. Si manifesta sotto forma di malessere per chi ci abita e lavora e sotto forma di insofferenza per chi ci torna dopo aver vissuto e lavorato altrove.



Non ci si sente più paese se non per quei moti di razzismo che portano a temere un’invasione via mare imminente, ma prima, negli anni Novanta l’invasione la si temeva via terra dalla Polonia, poi dall’Ucraina. Ormai è divenuto superfluo ricordare i nostri avi, che stipati in navi come bestie, traversavano l’oceano non “per cercare fortuna”, come siamo soliti dire per conferire al dramma di dover abbandonare la propria terra un’aura di romanticismo, ma per vivere.

E ora, a viaggiare per l’Italia, la sensazione che si ha è di una casa in cui chi ci vive aspetta sempre che sia qualcun altro a ripulire dopo una serata di bagordi. Attraversare l’Italia in auto, come spesso mi capita di fare, ha un effetto fisico su di me. Si passa attraverso paesini che non contano più di seicento abitanti in cui l’unico parco giochi per bambini è inondato di sole, nemmeno un albero. Costruzioni in legno come fossimo in nord Europa, ma sole mediterraneo. Nessun bambino potrà mai utilizzare quelle aree che vanno in rovina, logorate da pioggia, neve e sole. E mi domando, ma chi le ha progettate avrebbe fatto lo stesso se si fosse trattato del giardino della propria casa? E mi rammarico pensando che nemmeno laddove potrebbe essere semplice gestire la cosa pubblica, si hanno risultati virtuosi.

Facile lamentarsi di come vengano gestiti (male) città e paesi sovrappopolati, ma assurdo notare come per i piccoli comuni le cose non cambino. E anzi è proprio lì che la cattiva politica è tanto più evidente. È proprio lì che capisci quanto siano inadeguati molti amministratori. È proprio in un comune di seicento abitanti con un parchetto per bambini che non ha un ramo a fare ombra che ti rendi conto di come il nostro paese patisca più che la crisi economica, la sciatteria.


MA SE IN ITALIA non ci arrivi in mare e se non viaggi in auto, se raggiungi il primo scalo italiano e il settimo d’Europa - sto parlando di Roma Fiumicino, con un traffico di passeggeri che ha sfiorato i quaranta milioni nel 2014 - trovi un aeroporto che non si è ancora ripreso dall’assurdo incendio del 7 maggio 2015 al terminal 3, che ha paralizzato per settimane il traffico aereo in entrata e in uscita diretto e che ancora crea disagi, soprattutto adesso che è periodo di viaggi. E tutto per un condizionatore che ha fatto saltare la rete elettrica, un condizionatore per il quale, a quanto sembra, era già scattato diverse volte l’allarme di surriscaldamento. E non è vero che tutto è tornato alla normalità, anche se diranno che i turisti diminuiscono per gli echi di Mafia Capitale e non per i disagi creati dal dover trascorrere in aeroporto mezza giornata per recuperare bagagli.

QUESTA È L’ITALIA che fa cattiva pubblicità all’Italia: l’incapacità di far fronte immediatamente a un imprevisto. L’incapacità stessa di gestire gli imprevisti. L’incendio di Fiumicino non ha fatto vittime, fortunatamente, ma ha lasciato un paese monco di un hub fondamentale e insostituibile.

Ora la stampa ci è tornata qualche giorno fa per dar conto di quanto ha dichiarato Loredana Musmeci, direttore del Dipartimento Ambiente dell’Istituto superiore di sanità. Secondo l’Iss, nel molo D di Fiumicino ci sono dati di diossina trenta volte superiori al limite imposto dall’organizzazione Mondiale della Sanità.
Ovviamente la smentita di Aeroporti di Roma è stata immediata. «Tutti i valori riscontrati - garantisce Adr - sono sempre al di sotto dei limiti di legge». Al di sotto dei limiti di legge a voler considerare Fiumicino un ambiente industriale, questo Adr l’ha omesso, ma cosa cambia, se la politica non controlla cosa accade nell’aeroporto più trafficato d’Italia? Nel luogo che accoglie chi in Italia sceglie di venirci? Ma che sciocco sono, se nel 2015 i dati di affluenza saranno in calo, si potrà sempre dare la colpa all’arresto di Carminati e Buzzi e, ovviamente, a chi lo ha raccontato.

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