domenica 28 luglio 2013

POLITICI DA DIMENTICARE 2. MELANDRI RISPONDE A G. A. STELLA, Melandri, il Maxxi e le parole sui compensi, IL CORRIERE DELLA SERA, 28 luglio 2013

La presidente del museo di Roma risponde a Gian Antonio Stella: «Non è scandaloso che io prenda uno stipendio»




Caro Direttore,
io ce la sto mettendo tutta per trasformare il Maxxi, dopo la sua grande crisi, in un'importante eccellenza italiana, una piattaforma per la creatività contemporanea. I primi risultati si vedono. Per questo mi fa molto piacere quando la stampa internazionale dimostra attenzione nei confronti delle nostre strategie di rilancio.
Penso ad Art Forum International che ha dedicato la copertina e 16 pagine a Luigi Ghirri e alla sua mostra al Maxxi, a Focus che ha inserito il Maxxi tra i 10 musei più spettacolari al mondo consigliandone la visita ai suoi 5 milioni di lettori o, proprio in questi giorni, al New York Times che ha raccontato come il Museo stia provando a risalire al top, senza risparmiarci rilievi critici, ma sottolineando anche i risultati finora ottenuti.
Mi rattrista invece vedere i giornali italiani (non tutti e non sempre, ovviamente) prioritariamente interessati ad aspetti secondari della vita del museo o al «caso» stipendio del Presidente. Stipendio che, ribadisco per l'ennesima volta, potrei percepire ormai da mesi in virtù della nuova condizione giuridica del Maxxi (e non di un mio ripensamento) e a fronte di un lavoro quotidiano intensissimo, ma che, come più volte ho pubblicamente dichiarato, percepirò solo a partire dal prossimo autunno, per tener fede a una parola data.
E dunque mi dispiace che un giornalista attento come Gian Antonio Stella abbia dedicato esclusivamente a questo tema un ampio articolo sul Corriere della Sera, senza spendere neanche una parola per raccontare che cosa stia realmente succedendo al Maxxi, anche in virtù del nostro lavoro.
Approfitto dunque di questa opportunità per raccontarlo ancora una volta e per chiarire che, dovendo trasferire gli archivi di architettura, abbiamo valutato che il periodo meno problematico per farlo fosse quello estivo.
1. Ricchezza dell'offerta. Sette mostre in corso: Alighiero Boetti, Luigi Ghirri, Francesco Vezzoli, Fiona Tan e progetti originali come Energy, YAP (Young Architects Program), The Sea is My Land.
2. Aumento dei visitatori del 30% e avvio di una politica di sviluppo e promozione mai strutturata prima.
3. Vitalità della piazza. Oltre 1.000 persone al giorno per vedere le installazioni, assistere gratuitamente agli incontri di architettura, design, moda e ai concerti. Solo a giugno 48 mila presenze.
4. Internazionalizzazione. Una rete di progetti condivisi con le principali istituzioni culturali del mondo (dal MoMA al MOCA, da Istanbul Modern a Constructo di Santiago del Cile e altre ancora).
5. Ricchezza delle attività collaterali: dalle lezioni di storia dell'arte agli incontri dedicati allo yoga e quelli su arte e mercato e, a partire dal prossimo settembre, gli incontri sulle nuove energie che muovono il mondo, l'ospitalità a Tech Crunch, il cinema al Maxxi.
6. Rapporto con i privati che, nonostante il momento di generale grande incertezza sulle risorse pubbliche, stanno tornando a mostrare fiducia in questo nuovo Maxxi: oltre 400mila Euro raccolti nella cena annuale di fundraising.
7. Last but not least, il rafforzamento di rapporti di collaborazione con università pubbliche e private e con il Miur, per fare del Maxxi un punto di riferimento importante nella ricerca sull'arte l'architettura e sui temi della creatività contemporanea.
Potrei continuare, ma temo che annoierei gli attenti lettori del Corriere e Gian Antonio Stella, che invito al Maxxi per vedere di persona ciò di cui sto parlando.
Dopo un anno di lavoro pro bono, percepirò dunque uno stipendio. È scandaloso?
Ciò che dovrebbe preoccupare non è invece l'andamento e il risultato del Maxxi?
Cordialmente.
Giovanna Melandri
Presidente Fondazione Maxxi

LA RISPOSTA

Chi lavora ha diritto ad avere uno stipendio. Quindi (chiunque sia) anche il presidente del Maxxi. Ma il punto, come Giovanna Melandri sa benissimo, non è questo. E non lo sono neppure i trionfi qui vantati. Il nodo è che per arginare le polemiche roventi sul suo stupefacente trasloco da una poltrona parlamentare ormai poco salda (dopo 5 legislature non le sarebbe stata confermata) all'altra, l'allora deputata Melandri disse che non c'era alcun passaggio da poltrona a poltrona perché sarebbe andata al Maxxi «totalmente gratuitamente». Senza mai accennare (mai!) a un limite temporale di questa gratuità. Tutto qui. Il tema è dunque e soltanto la sua piccola, ma fastidiosa furbizia. Che di questi tempi non accrescerà la fiducia dei cittadini in politici come lei.
Gian Antonio Stella

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