giovedì 31 agosto 2017

IL NUOVO PARTITO SOCIALISTA ITALIANO. C. TROILO, Il sondaggio dei “socialisti”, L'ESPRESSO, 18 giugno 2017

Scimmiottando i metodi di Grillo, il Partito Socialista sta effettuando un sondaggio on line (suppongo fra gli iscritti) chiedendo di indicare “due proposte (fra le sei indicate) su cui ritieni prioritario un intervento parlamentare e/o governativo”.
I sei temi fra cui scegliere sono:
1) I doveri dei migranti, l’accoglienza dei profughi
2) Lotta senza quartiere alla microcriminalità
3) Sconsigliare il gioco d’azzardo
4) Risanare le periferie
5) Viva il made in Italy
6) Bollette e imposte più leggere



Ai titoli seguono brevi spiegazioni per lo più accettabili, sia pur nella loro genericità, ma l’impressione di insieme è che il questionario venga da un movimento a cavallo fra Forza Italia (Made in Italy e meno tasse) e Lega (doveri dei migranti, lotta alla microcriminalità). Scontatissimo il riferimento al gioco d’azzardo; vetero riformista l’impegno a risanare le periferie, salvo la priorità, un pò poliziesca, da dare “laddove vi siano occupazioni abusive”.
Una delle proposte specifiche sembra uno scherzo: “Contributo dello Stato, mediante detrazioni fiscali, per l’acquisto di dotazioni di protezione, sorveglianza e difesa passiva di abitazioni e luoghi privati”. Penso all’orrore di Turati e Matteotti se leggessero queste proposte sotto la sigla PSI.
Nessun accenno ai temi che da sempre hanno contraddistinto il riformismo socialista in Italia: la giustizia sociale (7 milioni di poveri, 3 milioni di disabili, un milione di Alzheimer e così via); il ruolo dello Stato nell’economia (non è ora di riflettere sulla svendita delle aziende dell’IRI? o sulla gestione di Alitalia?); la sanità e la scuola (fu il PSI a introdurre il Sistema Sanitario Nazionale e la scuola media unica obbligatoria);l’evasione fiscale, che supera i 150 miliardi l’anno (con un terzo di questa somma, si potrebbero risolvere gran parte dei problemi economici e sociali del Paese); e via dicendo.
Come giovane militante socialista – discepolo (come si diceva allora) di Lombardi e Pertini e poi collaboratore di Giolitti e del suo Ufficio del Piano – ho visto il PSI collocarsi sempre dalla parte giusta ed elaborare posizioni politiche e ideali (penso a “I meriti e i bisogni”) di grande livello ed anche influire fortemente nella vita politica nazionale, con il suo decentissimo 15% dell’elettorato.
Nel 1992, ultime elezioni prima di Tangentopoli, i partiti “laici” sfiorarono il 25%. Nel 1994 restarono solo i Radicali, con il 3,51%, ed il PSI, con un misero 2,19% (totale, 5,7%.) Dunque, in soli due anni, l’area laica e riformista era passata dal 25% al 5,7% e tre dei partiti che la componevano (PSDI, PRI e PLI) erano semplicemente spariti. E con loro erano spariti sei o sette milioni di elettori, che nel 1996 si divisero fra l’astensione, L’Ulivo di Prodi e la creatura di Berlusconi, Forza Italia.
Ora, in un paese diviso fra partiti senza programmi e per lo più con leader modesti o indecenti, sarebbe il momento per tentare di recuperare quel ruolo e quella forza che fecero dei socialisti e dei loro compagni di strada i protagonisti della stagione di riforme avviata con il primo centro sinistra e durata per tutti gli anni Settanta, caratterizzati da una serie incredibile di nuovi diritti politici e sociali, a partire dal divorzio e dall’aborto.
E’ un vero grande dolore, per un vecchio socialista che ha creduto e lottato per i diritti dei cittadini, ma anche per “imporre” i doveri del vivere civile, a partire da quello fiscale fino alla osservanza delle leggi, leggere questa parodia di proposte politiche.
Candidarsi come il partito dei diritti e dei doveri: ecco un ruolo giusto per i socialisti, oggi appagati dalle briciole del potere. Magari facendo rifiorire quella “Rosa nel Pugno”, subito sfiorita per gelosie personali ed eccesso di autoreferenzialità.

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