lunedì 8 gennaio 2018

ELEZIONI POLITICHE IN ITALIA 2018. I PARTITI E LA SCUOLA. C. TUCCI, Scuola, tutti contro tutti. Fi punta sull’alternanza, Pd su precari e concorsi, IL SOLE 24 ORE, 6 gennaio 2018

Il Pd è attento a ricucire il rapporto con i docenti, e rilancia su più fondi per valorizzare la professione insegnante e sul nuovo sistema di formazione iniziale e reclutamento per portare anche i giovani in cattedra (nel 2016-2017 l’età media dei professori italiani è salita a 51,2 anni). Forza Italia guarda invece con priorità al collegamento con il mondo del lavoro, preme per rafforzare la cultura dell’alternanza e l’istruzione tecnica; e plaude alle novità didattiche in arrivo, vale a dire le superiori in quattro anni (anziché cinque, a settembre partirà la prima sperimentazione nazionale su un centinaio di prime classi).










Il M5S insiste su una vera formazione professionalizzante, secondaria e terziaria; annuncia di voler cancellare la chiamata diretta («una forzatura nel nostro sistema scolastico»), ma difende l’alternanza, purché sia di maggiore qualità e con fondi e strutture di supporto a presidi e imprenditori. La Lega rispolvera il suo “cavallo di battaglia”: concorsi su base regionale, per evitare trasferimenti più o meno forzosi di docenti da una parte all’altra del Belpaese (e garantire agli studenti continuità didattica). Per Liberi e Uguali la nuova scuola italiana passa per l’abrogazione della riforma Renzi-Giannini, accompagnata da un piano pluriennale di stabilizzazioni per risolvere, definitivamente, il tema del precariato.


L’education si conferma un argomento da campagna elettorale divisivo (non da oggi) nelle ricette delle forze politiche. Per Simona Malpezzi, renziana e responsabile scuola dei dem, la priorità è «valorizzare, anche con nuove risorse, la figura professionale e le attività degli insegnanti»; ricorda, poi, l’attenzione del Pd anche ai precari di terza fascia con almeno tre anni di servizio alle spalle «per i quali – dice – arriverà un percorso di graduale immissione in ruolo». Sì anche «a migliorare l’istruzione tecnica e la chiamata diretta – prosegue Malpezzi –. E ancora: Alternanza e didattica laboratoriale sono due strumenti che devono sempre più diffondersi negli istituti».

Valentina Aprea, ex sottosegretario al Miur, esperta di scuola di Forza Italia da lungo corso, concorda sul giudizio positivo all’alternanza «si recupera un principio già introdotto con la legge 53 del 2003 dal governo Berlusconi –ricorda –. E sono favorevolissima a espandere la sperimentazione delle superiori a quattro anni consentendo agli alunni anche l’adesione in via volontaria. La chiamata diretta dei docenti va rilanciata; gli Its devono decollare, e diventare smart academy».

Per Gianluca Vacca, M5S, membro della commissione Cultura della Camera, accanto ad alternanza e continuità didattica, è fondamentale inoltre «ridare dignità all’istruzione tecnica, anche a livello terziario. Una nostra idea è anche aprire una discussione con esperti e mondo dell’istruzione per ragionare su una possibile riforma dei cicli scolastici». «È giusto premiare i professori migliori – incalza Mario Pittoni, responsabile istruzione della Lega –. Ma prima bisogna fissare criteri adeguati e omogenei di valutazione. Bisogna lavorare a un reclutamento su base regionale. Innescheremo un meccanismo virtuoso ispirato ai principi del federalismo».

Per Annalisa Pannarale, Liberi e Uguali, componente della commissione Cultura di Montecitorio, la sfida è invece puntare «su una scuola più inclusiva, che riconosca i diritti degli insegnanti e le esigenze degli studenti. Per questo, diciamo no alla legge 107, alla chiamata diretta e al merito inteso come mera competizione. L’alternanza può andare, ma va corretta: deve essere volontaria, svolta in aziende serie e coerente con il percorso di studio del ragazzo».

Nessun commento:

Posta un commento