domenica 8 dicembre 2013

POLITICA E VIOLENZA. LA MORTE DI N. MANDELA. MANDELA N., I neri sono sfruttati e oppressi, il sabotaggio è legittimo, IL MANIFESTO, 6 dicembre 2013

Sono in pos­sesso di una lau­rea e ho eser­ci­tato per vari anni, in società con Oli­ver Tambo, la pro­fes­sione di avvo­cato. Sono un pri­gio­niero con­dan­nato a cin­que anni di reclu­sione per essere uscito dal paese senza un per­messo e per aver inci­tato la gente a scio­pe­rare alla fine del mag­gio 1961. (…) Non nego, comun­que, di aver pro­gram­mato azioni di sabo­tag­gio. Non le ho pro­gram­mate per avven­ta­tezza o per­ché amo la vio­lenza. Le ho pro­gram­mate a seguito di una valu­ta­zione serena e pacata della situa­zione poli­tica venu­tasi a creare dopo molti anni di tiran­nia, di sfrut­ta­mento e di oppres­sione della mia gente da parte dei bianchi.



Ammetto subito che sono stato una delle per­sone che ha con­tri­buito a for­mare l’Umkonto we Sizwe e che, fino al mio arre­sto nell’agosto 1962, ho svolto un ruolo di primo piano nelle sue atti­vità.
(…) La man­canza di dignità umana spe­ri­men­tata dagli afri­cani è un risul­tato diretto della poli­tica della supre­ma­zia dei bian­chi. Essa implica l’inferiorità dei neri. La legi­sla­zione desi­gnata a man­te­nere la supre­ma­zia dei bian­chi raf­forza que­sta nozione. I lavori umili in Sud Africa sono, inva­ria­bil­mente, svolti da afri­cani.
(…) Gli afri­cani vogliono per­ce­pire un sala­rio che per­metta loro di vivere. Gli afri­cani vogliono fare il lavoro che sono capaci di fare e non un lavoro che il governo dichiara che sono capaci di fare. Gli afri­cani vogliono avere la pos­si­bi­lità di vivere dove tro­vano un lavoro e non essere cac­ciati da un’area per­ché non ci sono nati. Gli afri­cani vogliono avere la pos­si­bi­lità di pos­se­dere la terra nei luo­ghi dove lavo­rano, e non essere obbli­gati a vivere in case prese in affitto che non potranno mai sen­tire pro­prie. Gli afri­cani vogliono fare parte della popo­la­zione gene­rale e non essere con­fi­nati a vivere nei ghetti.
Gli uomini afri­cani vogliono che le mogli e i figli vivano con loro dove lavo­rano, e non essere costretti a con­durre un’esistenza inna­tu­rale negli ostelli per soli uomini. Le donne afri­cane vogliono stare coi loro uomini e non essere lasciate per­ma­nen­te­mente in uno stato di vedo­vanza nelle riserve. Gli afri­cani vogliono poter uscire dopo le undici di sera e non essere con­fi­nati nelle loro stanze come se fos­sero dei bam­bini. Gli afri­cani vogliono avere la pos­si­bi­lità di viag­giare nel pro­prio paese e cer­care lavoro dove vogliono e non dove dice loro di andare l’ufficio del lavoro. Gli afri­cani vogliono la loro giu­sta parte di tutto il Sud Africa; vogliono la sicu­rezza e un ruolo nella società.
Oltre a tutto ciò, vogliono pari diritti poli­tici, per­ché senza di essi le nostre meno­ma­zioni saranno per­ma­nenti. So che ai bian­chi di que­sto paese ciò sem­bra rivo­lu­zio­na­rio, per­ché la mag­gior parte degli elet­tori sarà afri­cana. Ciò fa sì che i bian­chi abbiano paura della demo­cra­zia. Ma non può essere con­sen­tito che que­sta paura bloc­chi la strada all’unica solu­zione che garan­ti­sce l’armonia tra le razze e la libertà per tutti. Non è vero che la con­ces­sione a tutti del diritto di voto por­terà a una domi­na­zione raz­ziale. La divi­sione poli­tica basata sul colore è total­mente arti­fi­ciale e, quando scom­pa­rirà, scom­pa­rirà anche la domi­na­zione di un gruppo di un colore su un altro. L’Anc ha speso mezzo secolo a com­bat­tere con­tro il raz­zi­smo. Quando trion­ferà non cam­bierà que­sta poli­tica.
È quindi que­sto, ciò per cui com­batte l’Anc. La sua lotta è real­mente nazio­nale. È una lotta del popolo afri­cano, che trae ispi­ra­zione dalle sue sof­fe­renze ed espe­rienze. È una lotta per il diritto di vivere. Nel corso della mia vita mi sono dedi­cato a que­sta lotta del popolo afri­cano. Ho com­bat­tuto con­tro la domi­na­zione bianca e ho com­bat­tuto con­tro la domi­na­zione nera. Ho acca­rez­zato l’ideale di una società demo­cra­tica e libera in cui tutte le per­sone vivano insieme in armo­nia e con pari oppor­tu­nità.
È un ideale per il quale spero di vivere e che spero di rag­giun­gere. Ma, se sarà neces­sa­rio, è un ideale per il quale sono pronto a morire.
Il testo pub­bli­cato qui è tratto dal discorso tenuto da Nel­son Man­dela il 20 aprile del 1964 durante il «pro­cesso di Rivo­nia», nel quale il lea­der suda­fri­cano, accu­sato per il pas­sag­gio alla lotta armata dell’Umkhonto we Sizwe, sfidò il potere boero. Il discorso inte­grale, con la pre­fa­zione dell’arcivescovo suda­fri­cano Desmond Tutu, al rap­porto della Com­mis­sione per la verità e la ricon­ci­lia­zione, è stato appena pub­bli­cato da mani­fe­sto­li­bri («La vio­lenza e la legge», pagg.99).

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