lunedì 28 maggio 2012

POLITICA E VIOLENZA. COLONNELLO P., Processo nuove BR, Davanzo a Ichino: "Ci sbarazzeremo del tuo sistema", IL CORRIERE DELLA SERA, 28 maggio 2012

Il giuslavorista in aula a Milano: sono ancora in pericolo, viaggio su una macchina blindata




«Queste persone vogliono decidere chi sia il simbolo dello Stato ed emanare sentenze di morte e di ferimento nell'ambito di una guerra che hanno dichiarato». Durissimo il giudizio del senatore del Pd e giuslavorista Piero Ichino sugli imputati di terrorismo delle cosiddette "nuove Brigate Rosse del partito comunista politico militare" a processo a Milano per l'ultima udienza prima della sentenza.

Altrettanto sferzante la risposta dei neo brigatisti: «Questo signore rappresenta il capitalismo, lui è l'esecutore di questo sistema e noi eseguiremo il dovere di sbarazzarci di questo sistema», ha urlato dalla gabbia Alfredo Davanzo, considerato il leader dei dodici imputati nel processo d'appello: «Questa gente - ha proseguito Davanzo - non ha diritto a fare sceneggiate, c'è una guerra di classe in corso e quelli blindati siamo noi». Infine grida dalle gabbie e dal pubblico di amici e parenti: «Vai a lavorare». «Intendo solo ricordare -ha dichiarato Ichino nel suo intervento in aula - che fin dal primo grado di giudizio ho offerto a tutti e a ciascuno degli imputati la mia rinuncia alla costituzione di parte civile e al risarcimento dietro il riconoscimento del diritto a non essere aggrediti. Nessun imputato però -ha aggiunto Ichino- ha risposto a questa proposta di dialogo». Il senatore del Pd ha quindi ricordato che, nel 2006, non era assolutamente a conoscenza del presunto progetto di attentato che lo riguardava da parte degli imputati. In quel periodo lo stesso Ichino aveva chiesto al ministero la rimozione della protezione, con una domanda che era stata quindi trasmessa al prefetto. Ma proprio il prefetto, aggiunge Ichino oggi «mi informò delle indagini in corso e che non era opportuno rinunciare alla protezione». Questa situazione di pericolo prosegue Ichino «ha tutt'oggi non è cessata anche per il rifiuto degli imputati alla mia proposta di dialogo. Così io oggi non posso che circolare su un'auto blindata».

E quindi, parlando con i cronisti, ha aggiunto: «Queste persone sono terroristi e non c'è altro termine con cui possono essere definiti». Riguardo agli insulti ricevuti dalle gabbie, il senatore ha spiegato che «le minacce che mi rivolgono ancora è uno dei motivi per cui devo ancora oggi girare sotto scorta». Alla «follia» degli imputati, ha affermato Ichino, «non c'è altro rimedio che la condanna in uno Stato di diritto». Il professore ha ricordato che lui è costretto a vivere sotto scorta da ormai 10 anni, ossia dal 2002, dopo l'uccisione di Marco Biagi. Nel pomeriggio, in un palazzo di giustizia blindato dalle forze dell'ordine, è attesa la sentenza.

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