mercoledì 18 marzo 2015

ITALIA. FAMILISMO AMORALE. PARENTELE. CORRUZIONE. NEGARE DI FRONTE ALL'EVIDENZA. M. SASSO, "Mai chiesto favori per mio figlio". Ma le intercettazioni smentiscono Maurizio Lupi, L'ESPRESSO, 18 marzo 2015




Una, due, tre, alla fine sono decine le chiamate. Dal telefono del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi arrivano richieste, anche per trovare lavoro al figlio Luca, da poco laureato in Ingegneria al Politecnico di Milano.
E poi lo stesso Lupi si sarebbe speso direttamente per garantire a Perotti un incarico per un appalto pubblico al porto di Olbia. 


Tutte registrate e allegate agli atti dell’inchiesta di Firenze che ha portato in carcere l’alto funzionario Ercole Incalza e l’imprenditore Stefano Perotti . Entrambi a capo di un sistema di potere che imponeva  la maggiorazione sui lavori assegnati dalla struttura tecnica del dicastero guidata da Incalza.

Secondo l’accusa per essere favorite le aziende dovevano riconoscere ai due manager almeno l’1 per cento della somma incassata. Tenendo conto che Perotti ha gestito appalti per 25 miliardi di euro, si parla di tangenti per almeno 250 milioni di euro.

«C’È DA INCONTRARE IL FIGLIO DI MAURIZIO»
Le pressioni che inguaiano il ministro del Nuovo Centrodestra sono documentate in almeno due diverse intercettazioni. Siamo alla fine di gennaio 2014 e i carabinieri del Ros registrano i contatti a tra lui ed Ercole Incalza: «Deve venirti a trovare mio figlio». Fissato l’incontro subito il super burocrate si è attivato con il suo sodale Stefano Perotti: «C'è da incontrare il figlio di Maurizio». Nel giro di poche settimane i due trovano una sistemazione su misura: un incarico in un cantiere dell’Eni dove Perotti ha ottenuto la direzione dei lavori.


Così il ministro per le Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha risposto ai giornalisti in merito all'inchiesta che vede coinvolto l'ex dirigente del Ministero, Ercole Incalza e alle intercettazioni che lo chiamano in causa. di Francesco Gilioli e Antonio Nasso
Le intercettazioni sembrano dunque smentire la ricostruzione a caldo di Lupi : «Non ho mai chiesto all’ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato. Mio figlio si è laureato al Politecnico di Milano nel dicembre 2013 e in attesa del visto per lavorare negli Stati Uniti ha lavorato da febbraio 2014 a febbraio 2015 presso lo studio Mor di Genova con un contratto a partita Iva per 1.300 euro netti al mese».

Anche oltre oceano il figlio Luca ci arriva grazie ai contatti del potente ingegnere amico di Incalza. Come scrive il giudice nell’ordinanza: «L’aiuto fornito da Stefano Perotti a Luca Lupi non è si limitato al conferimento dell’incarico sopra descritto. Il 4 febbraio 2015 Perotti chiede all’amico Tommaso Boralevi che lavora negli Stati Uniti, di dare assistenza ad un loro ingegnere che al momento lavora presso lo studio Mor e verrà impiegato a New York».

E continua: «Lavorerà in una prima fase per lo studio Mor (cognato di Perotti) come commerciale per cercargli delle opportunità eccetera. Gli abbiamo dato anche noi un incarico collegato per le nostre attività di direzione lavori, management, te lo volevo mettere in contatto che sicuramente tu che sei una specie di motore acceso qualche dritta gliela puoi dare no?».

Il «sistema» viene evidentemente utilizzato da Luca Lupi anche per aiutare i suoi amici. Si scopre intercettando l’account di Franco Cavallo, definito nelle conversazioni «l’uomo di Lupi», ma collaboratore stretto anche di Perotti e molto legato ai proprietari della cooperativa «La Cascina». Il 10 novembre 2013 riceve una mail con la seguente nota: «Ciao Franco, sono Paolo, l’amico di Luca Lupi, in allegato il mio curriculum vitae. Domani ti scrivo, grazie mille ciao. Paolo Androni». Tre giorni dopo lui la gira a un amico imprenditore Rizzani de Eccher: «Claudio ti inoltro il Cv di un amico del figlio di Mauri interessato a lavorare in Russia/Ucraina. È un bravo ragazzo. Se puoi valutarlo te ne sarei grato. Nel frattempo lo farò conoscere a Giovanni. Come sempre grazie Frank».

E dopo altri quattro giorni lo stesso testo viene mandato a Giovanni Li Calzi, anche lui indagato con l’accusa di far parte dell’entourage di Incalza e Perotti.

LA PISTA IN SARDEGNA
Nell’ottobre 2013 Perotti e i suoi soci puntano ad un incarico per la costruzione del terminal del porto di Olbia. Quando capiscono di avere almeno una ditta concorrente si attivano presso il ministero. Le intercettazioni dimostrano che Lupi interviene direttamente contattando Fedele Sanciu, Commissario dell’Autorità Portuale. Ad occuparsi della pratica è Cavallo.

Ecco come i magistrati ricostruiscono i fatti: il 21 ottobre 2013 Cavallo chiede un appuntamento ad Emanuele Forlani, capo della segreteria del ministro Lupi. Dieci giorni dopo Perotti anticipa a Bastiano Deledda (responsabile unico del procedimento) che il 12 novembre 2013 sarà in Sardegna con Cavallo per incontrare il capo, alludendo a Sanciu: «Abbiamo deciso di intervenire perché sennò qua...». Cavallo telefona a Sanciu, e, presentandosi come “l’amico di Maurizio”, dice: «È impegnato? Sono Cavallo l’amico di Maurizio quello che l’ha telefonato ieri sera... Lupi... la richiamo dopo, non si preoccupi ci sentiamo dopo perché vengo a trovarla grazie».

Lo stesso giorno Cavallo ritelefona a Sanciu il quale subito fa presente che è stato già avvisato dal ministro: «Mi ha telefonato il ministro». Cavallo, nel riferire che ha presenziato a questa telefonata, anticipa a Sanciu che il 12 novembre andrà in Sardegna a trovarlo: «Sì sì so tutto ero con lui, ma noi ci siamo visti, ci siamo già conosciuti sulla sua barca, ero con Maurizio qualche volta. Senta io vorrei venire da lei a trovarla se fosse possibile. Martedì 12, allora mi arrangio io e poi, diciamo che verso mezzogiorno le va bene?».

L’accordo viene trovato, l’incarico a Perotti però rimane in sospeso perché nel marzo 2014 Sanciu risulta indagato proprio con Lupi in un’inchiesta avviata in Sardegna e viene sostituito.

UN SISTEMA DA 250 MILIONI
Per capire dove sono andate a finire le tangenti (stimate dalla Procura in almeno 250 milioni di euro con interessi dall’alta velocità alle autostrade) le indagini si concentrano sulla società «Green Field System», ritenuta la «cassaforte» del duo Incalza-Perotti.

Perotti è il fulcro del sistema corruttivo che coinvolgeva manager di Stato, società aggiudicatarie degli appalti ed imprese esecutrici dei lavori: Incalza imponeva come direttore dei lavori delle Grandi Opere sempre il suo protetto ed ora si scopre che l'ingegnere è il suo socio nella “Green Field System”, la società che raccoglie e ricicla centinaia di migliaia di euro.

Incalza percepisce dalla Green Field in dieci anni (tra il 1999 fino al 2008) 697mila euro. Mentre, solo tra il 2006 e il 2010, Perotti alimenta il conto con versamenti pari a 2 milioni e 400mila euro.

Un’altra pista porta in Svizzera e in particolare alla Banca di gestione patrimoniale Julius Bär dove Christine Mor, moglie di Perotti, risulta avere un conto movimentato con un trasferimenti di denaro in Italia nel febbraio 2014, tanto da essere indagata per riciclaggio.

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