mercoledì 20 marzo 2024

DISSENSO IN PARLAMENTO. LO STUDENTE CHE SPARA CON LE MANI. LUPIA V., “Per il gesto della pistola mi scuso. Non ce l’ho con Meloni ma questo non è un governo di santi e bravi”, LA REPUBBLICA, 20.03.2024

 “Se avessi fatto il gesto del pugno chiuso forse tutto questo casino non sarebbe successo. Mi scuso, ma il dissenso nei confronti di questo governo e di questa classe politica rimane”. È un fiume in piena lo “studente antifascista del liceo Righi” — così chiede di essere definito — che questa mattina mentre era in gita con la sua classe ha allungato un braccio e ha mimato con le mani una pistola.

Si è detto che ha “mirato” verso la premier Giorgia Meloni. È così?

“No, era verso l’alto. Le immagini e la prospettiva possono ingannare. Non ce l’ho con lei in particolare: questo non è un governo di santi e di bravi. E in Aula c’erano anche altri politici che in passato non hanno certo fatto il bene di studenti e cittadini. Pensiamo alla ‘Buona Scuola’”.







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Dopo quel gesto è scoppiato il caos. Lo rifarebbe?

“No, è stata una cavolata e lo riconosco. Non volevo minacciare nessuno, è un gesto che ha radici precise di lotta, ma oggi non ha un connotato violento come invece poteva averlo in passato. In generale, non mi pento di aver espresso il mio dissenso, avrei potuto farlo col pugno alzato e forse questo casino non sarebbe successo”.

Contro cosa dissente?

“Giorgia Meloni oggi ha parlato di politica estera, toccando più punti, dalla guerra all’immigrazione. Ecco, se vogliamo parlare di Europa unita dobbiamo farlo ispirandoci ad Altiero Spinelli. Non certo a questo governo”.

La sua professoressa, ci raccontano dalla scuola, è sconvolta e si è sentita male. La dirigente scolastica Cinzia Giacomobono ha anche annunciato sanzioni, secondo il regolamento d’istituto, dopo che il consiglio di classe si sarà riunito.

“Mi dispiace per la reazione della docente. Voglio sottolineare che è stata una responsabilità solo mia. Se la scuola riterrà di dover prendere dei provvedimenti, facesse pure. A me basta che i miei compagni e la prof non ci rimettano in alcun modo, né si sentano messi in mezzo. Considerando sempre che non ho picchiato o minacciato qualcuno, però”.

Si scuserà?

“Sì, con una lettera. Ma, ripeto, non per arretrare sul dissenso, perché non cambio idea. Ma solo per il gesto in sé, che arriva dalla storia di Autonomia Operaia”.

Cosa ha scritto nella lettera?

“Non posso dirlo per ora, non l’ho ancora inviata. In sintesi: mi scuso coi presenti per il mio gesto, che non voleva essere di minaccia o un richiamo alla violenza e riconosco che si è trattato di un gesto sbagliato per esprimere dissenso nei confronti dei presenti. Tutti: destra e sinistra. E l’ho chiusa a mio modo, per ricordare che non siamo dalla stessa parte”.

Cioè, come?

“Con ‘cari saluti antifascisti’”.

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