martedì 19 marzo 2024

LIBERTA' D'ESPRESSIONE FRA MANGANELLATE E CRITICA DELLE MANGANELLATE. MORVILLO V., Mattarella, gli studenti e l’inganno del ‘doppio legame’, CONTROPIANO, 18.03.2024

 Stando a quanto affermano Mattarella e la sinistra, liberal o radical poco importa – leggere in proposito le parole di di Nicola Fratoianni è istruttivo, mentre Acerbo e Santoro tacciono furbescamente – i ragazzi che hanno contestato alla Federico II di Napoli l’intervento di Maurizio Molinari, direttore con l’elmetto del quotidiano Repubblichino (schierato con le più ignobili ragioni della guerra in Ucraina e con le feroci logiche del genocidio in atto sulla Striscia di Gaza) quei ragazzi sarebbero “intolleranti e violenti”.

Perché la libertà di espressione non si conculca!

Perfetto. Siamo d’accordo.




Ora però ci sorge un dubbio. Qualche giorno fa quegli stessi “autorevoli” esponenti istituzionali si erano indignati per le manganellate della polizia contro i ragazzi di una scuola di Pisa, che protestavano liberamente per la stessa ragione: il genocidio in atto in Palestina, “dal fiume al mare”.

Il Presidente e la sinistra allo spritz parlarono, anche in quell’occasione, di violenza repressiva, di fallimento e di necessità di garantire la libera circolazione delle idee.

Mi domando dunque quale sia il perimetro concettuale entro il quale quel libero esercizio di espressione venga garantito.

Se ancora sia garantito il diritto al dissenso. Chi ne stabilisca le forme in uno Stato che si professa democratico e non autoritario (vien da ridere). E dove tale esercizio possa rappresentarsi. Mi spiego.

Manifestare il proprio dissenso alla guerra e contro la pulizia etnica del popolo gazawi è consentito in astratto e all’aperto, ma non è garantito se assume modalità ad personam (nel caso in parolail direttore Molinari) e viene esercitato all’interno dell’Università? Università che, per inciso, costituirebbe la casa stessa degli studenti.

Democrazia ben strana codesta. E non ci si venga ad addurre la solita ipocrisia della “garanzia di parola per tutti”.

Perché secondo questa ambigua formula, sarebbero da mettere sullo stesso piano la repressione dei manganelli polizieschi e l'”intolleranza” degli studenti. Suvvia...

Innanzituttogli studenti della Federico II non hanno utilizzato altra arma che non fosse la parola, inscritta nel diritto di dissentire (l’alternativa sarebbe il “dissenso muto”…).

In secondo luogostudenti di liceo o universitari e direttore del secondo quotidiano – bon gré mal gré – più importante del Paese, non mi pare abbiano le stesse possibilità di esprimere le proprie opinioni; e neanche esprimono lo stesso peso politico nel gioco dei rapporti di forza nella società del trionfo neoliberista.

Terzo aspetto, forse il più rilevante: se si pretende di dire ai ragazzi che è giusto che manifestino le proprie idee divergenti dall’imperante conformismo propagandistico, non gli si può poi dire, al medesimo tempo, che contestare un campione di quella stessa propaganda costituisca una grave forma di “intolleranza”.

Questa doppia e spiazzante forma di comunicazione ha un nome ben preciso in psicologia: Double Bind o Doppio Legame.

Si tratta di uno schema comunicativo teorizzato da Gregory Bateson già negli anni ’50, presso la Scuola di Palo Alto.

Lo schema in analisi indica una situazione in cui la comunicazione tra due individui, uniti da una relazione, presenta un’ incongruenza tra il livello verbale (quello che viene detto a parole) e quello non verbale (gesti, atteggiamenti, toni).

Come esempio, Bateson riportava l’episodio della madre che, dopo un lungo periodo, rivede il figlio ricoverato per disturbi mentali.

Il figlio, in un gesto d’affetto, tenta di abbracciare la madre, la quale si irrigidisce. Il figlio a questo punto si ritrae; al che la madre gli dice: “Non devi aver paura di esprimere i tuoi sentimenti” o “Sii spontaneo”.

A livello di comunicazione implicita (il gesto di irrigidimento) la madre esprime rifiuto per il gesto d’affetto del figlio; mentre a livello di comunicazione esplicita (la frase detta in seguito) la madre nega di essere la responsabile dell’allontanamento, alludendo al fatto che il figlio si sia ritratto non perché intimorito dall’irrigidimento di lei ma perché bloccato dai suoi stessi sentimenti.

Il figlio, colpevolizzato, si trova così impossibilitato a rispondere. E impazzisce.

È – come si può facilmente intuire – la stessa situazione, subdola e paralizzante, in cui Mattarella, la gauche au salmon e ovviamente il governo “post-fascista” pongono gli studenti.

Da un lato gli dicono che è giusto e sacrosanto che manifestino il loro dissenso; ma se lo fanno gli mandano addosso la polizia coi manganelli e tutto l’apparato politico-mediatico.

Per poi accusarli, qualora si ritraggano dalle cose della politica, di non avere idee, di essere ‘apatici e indifferenti‘ nei riguardi dei problemi sociali che affliggono il Pese.

Siamo dunque ormai in presenza di una democrazia malata. Di un potere schizofrenico-paranoide, narcisista e violento.

Come tutti i genitori dispotici, distonici e profondamente disturbati, questo Leviatano statale e culturalmente reazionario pretende di plasmare le coscienze dei giovani a propria immagine e somiglianza. Un dio sadico e schizoide, insomma.

È, per parafrasare Deleuze, lo Stato all’epoca dello schizocapitalismo.

Un sistema paternalistico-patriarcale – in forma contemporanea s’intende – irrazionale e fuori controllo, che avvelena psicologicamente i suoi figli/cittadini azzerando il conflitto e annichilendo di fatto sia il confronto che il dissenso.

Un sistema di relazioni di potere (la dialettica servo/padrone di Kojeve, riprendendo Hegel) in cui l’unica salvezza risiede nello spezzare quel legame.

Nello spezzare le catene dell’oppressione statale. Uccidere i “genitori” e liberarsi una buona volta della loro insensata logica di dominio.

L’unica salvezza, in poche parole, è nel rovesciamento del sistema. Dello Stato e dei suoi valori di classe.

Ma soprattutto, l’unica salvezza passa attraverso il superamento definitivo di questa laida, invereconda, collusa e collosa sinistra istituzionale.

Legalitaria, moralista e doppiogiochista. Che da sempre evoca la piazza, ma poi la condanna dagli scranni del Parlamento quando la piazza agisce le proprie dinamiche.

Coraggio ragazzi, dunque. L’imperialismo e il potere borghese sono fatti di questa materia. Prima lo si capisce, meglio si agisce.

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