giovedì 30 gennaio 2014

NUOVA LEGGE ELETTORALE PER RIASSORBIRE I PERPLESSI E GLI INFEDELI. M. SALVATI, Meno ideologia, più lotta ai privilegi Come catturare gli elettori incerti, IL CORRIERE DELLA SERA, 29 gennaio 2014

A quanto sembra l’iniziativa di Renzi è riuscita a mettere in moto la macchina ingrippata della riforma elettorale. Se il moto prosegue com’è iniziato, al più tardi si tornerà a votare con un sistema fortemente maggioritario entro la primavera del 2015 e i partiti devono definire il messaggio che intendono proporre agli elettori. A questo scopo, un’eccellente ricerca sulle elezioni del febbraio 2013 (Itanes — Italian national election studies — Voto amaro, da poco pubblicata dal Mulino) dovrebbe essere una lettura obbligata: perché gli italiani hanno votato come hanno votato poco meno di un anno fa? I fattori che hanno causato il terremoto elettorale dello scorso febbraio — il passaggio da un equilibrio a due poli (Pd/Pdl) ad uno squilibrio a tre poli e mezzo (Pd, Pdl, 5 Stelle, Scelta civica)— è probabile saranno ancora influenti. Molto influenti, se il governo e i partiti non riusciranno nell’anno in corso ad attenuarne o modificarne gli effetti.



Alla base del terremoto sta il successo dei 5 Stelle, del tutto imprevisto nelle sue dimensioni, che ha sottratto valanghe di voti sia al Pdl che al Pd, oltre a contenere un astensionismo che senza Grillo sarebbe stato molto maggiore. Ma chi sono gli elettori che hanno abbandonato i partiti per i quali avevano votato in precedenza, hanno rifiutato l’astensione e deciso di dar credito a Grillo? Sono — dicono i dati di Itanes — elettori periferici rispetto all’offerta ideologica dei grandi partiti della Seconda Repubblica, i meno di sinistra tra gli elettori del centrosinistra e i meno di destra tra quelli del centrodestra. Ad esempio, quelli del Pdl che non hanno apprezzato la battaglia anti-Imu di Berlusconi e la sua difesa a oltranza della famiglia tradizionale; o quelli del Pd che hanno opinioni antitasse più marcate, sono meno pro-Europa e più critici verso il governo Monti. E tutti sono accomunati da forti sentimenti anti-casta, da sfiducia per la chiacchiera ideologica, dalla domanda di decisioni nette, di politiche efficaci, e di comportamenti sobri e onesti da parte del ceto politico. Insomma, l’asse di distinzione destra/sinistra, come definito dalle piattaforme ideologiche dei partiti, è e resta importante: gli elettori «fedeli» sono ancora molto numerosi. Ma ortogonale a questo si è formato un altro asse, basato sulla contrapposizione tra establishment e antiestablishment, tra spreco e sobrietà, tra disonestà e onestà, tra complicazione e semplicità, tra inefficienza e efficienza e ciò vale per tutte le coppie antitetiche in cui può essere declinato un moderno messaggio populista.
Se la riforma elettorale si collocherà effettivamente in un contesto maggioritario — e non è ancora detto — un ritorno ad un sistema bipolare centrodestra/centrosinistra è affidato alla capacità dei due schieramenti tradizionali di ridurre le defezioni che si sono manifestate nell’ultima prova elettorale, e dunque di ricongiungere al proprio elettorato fedele almeno una parte degli elettori che li avevano abbandonati in favore di Grillo o che si erano rifugiati nell’astensione. Il Movimento 5 Stelle può certo aiutarli in questo tentativo, attraverso le manifestazioni di insipienza o di estremismo di cui già abbiamo visto alcuni esempi. Ma non ci farei troppo conto: una parte della protesta anti-establishment è sacrosanta e per riassorbire i perplessi e gli infedeli si devono dare segni robusti di ravvedimento rispetto al passato: meno dissidi ideologici e più concretezza programmatica, maggiore capacità di affrontare problemi sentiti come tali dai cittadini, minori sprechi e maggiore onestà. Non sarà facile, né per il governo, se reggerà, né per l’uno o per l’altro dei due grandi schieramenti partitici della Seconda Repubblica. Il governo dispone di risorse molto limitate, sia finanziarie sia amministrative, e solo l’ala protettiva del presidente della Repubblica e la pelle di elefante del Premier gli consentono di resistere alle continue punture di spillo della maggioranza che lo sostiene, oltre che agli attacchi delle opposizioni. Se a Grillo non riuscirà il colpaccio di diventare il maggior partito italiano, tra il centrodestra e il centrosinistra vincerà quello che sarà in grado di recuperare la maggior parte dei suoi elettori periferici confluiti nel Movimento 5 Stelle, rispondendo credibilmente alle ragioni che hanno motivato la loro defezione: come nelle passate elezioni e nelle precedenti, spostamenti di voti tra i nuclei fedeli dei due grandi schieramenti tradizionali saranno assai modesti.
Questa è, a mio avviso, la lezione principale che ci viene da Voto amaro e i due maggiori schieramenti politici farebbero bene a rifletterci seriamente.

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